Tina Cesari*
È questo il quarto evento con cui l’Osservatorio Poetico
Salentino intende socializzare il lavoro iniziato nel 2019 che consiste nell’operazione
di mappatura della presenza dei poeti salentini allo scopo di tracciare una
geografia poetica del territorio, attraverso momenti di condivisione con la
comunità e le istituzioni.
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| La locandina della mostra |
Oltre al lavoro di approfondimento
sulla figura di Salvatore Toma, altri due eventi hanno messo al centro la conoscenza
dei poeti che sono stati fino ad ora “censiti”; quest’anno un’attenzione
particolare abbiamo voluto rivolgere a coloro che Fernando Bevilacqua, curatore
di questa mostra fotografica, definisce i suoi padri e che noi intendiamo
ricordare attraverso i bellissimi ritratti fatti a questi personaggi dal titolo
emblematico “Omaggio ai padri”.
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| Carmelo Bene, Maria Luisa Bene, Uccio Bandello e Uccio Aloisi in un fotografia di Fernando Bevilacqua |
Newton scriveva che se ha visto più
lontano è perché è salito sulle spalle dei giganti, noi, da parte nostra, vogliamo
tracciare una sorta di genealogia poetica per legare i poeti che noi oggi frequentiamo
e con i quali ci interfacciamo con coloro che li hanno preceduti perché non si
può esplorare poeticamente un territorio se non si va investigando sulle sue radici
culturali. Inoltre, per offrire alla comunità di Maglie e del Salento la
possibilità di fruire in maniera funzionale del materiale librario riguardante
i poeti e gli scrittori salentini, il lavoro di questa mostra si è svolto
parallelamente con un altro, iniziato l’anno scolastico precedente, ovvero la
risistemazione e ricatalogazione delle loro opere, numerose, presenti
all’interno della Biblioteca del “Liceo Capece” di Maglie, oltre a quelli
presenti nel fondo donato dalla famiglia Micolano, appartenuti a Claudio.
Per una fortuita coincidenza tale attività
è andata a concorrere con l’acquisizione da parte del Liceo Capece del
materiale librario posseduto dallo studioso e poeta magliese Raffele Cubaju,
già professore e preside dello stesso liceo, docente di Oreste Macrí.
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| La coreografa Pina Baush in una fotografia di Fernando Bevilacqua |
Ritornando all’evento che oggi inauguriamo si ricordi ciò che scrisse Antonio Verri, poeta, scrittore, osservatore e agitatore culturale, visionario, colui che ha tradotto nell’espressione tutta sua “Fate solo quel che vi incanta”, le parole di Jack Kerouac “per me l’unica gente possibile sono i pazzi, quelli che mai sbadigliano o dicono cose comuni”.
In un articolo apparso su Sudpuglia,
la rivista curata dalla Banca Popolare Pugliese nel dicembre del 1988 egli citava
molti poeti, scrittori e artisti definendoli come stupenda generazione, e
sottolineava il fatto che mai il Salento aveva avuto artisti e scrittori di tanto assoluto valore così concentrati in
un dato periodo e che faceva i conti e cresceva col resto d’ Europa.
E aggiungiamo che mai come in quel
periodo il Salento si è arricchito della presenza di autori italiani e
internazionali, alcuni di loro ben rappresentati all’interno di questa mostra.
E concludeva l’articolo scrivendo: «poi vengono fuori gli azzardi, le vertigini paglierine, le
arroganze, l’incostanza, il mal di vivere, le avventure strampalate e piene di
poesia o forse piene di poesia perché strampalate»; in un certo senso, egli intendeva
fare una ricognizione della presenza di quelle importanti figure che avevano
caratterizzato tale ‘stupenda generazione’, consapevoli di portare avanti una
cultura lontana dall’accademismo in una provincia difficile come l’aveva definita
Bernardini.
In sostanza, Verri voleva piantare un
seme che diventasse pane, il simbolo di quella linfa vitale con la quale egli
vorrebbe nutrire un terreno ancora da dissodare come il Salento, esattamente
come Pietro Spina, nel romanzo di Silone Il seme sotto la neve, il
perseguitato, il clandestino in fuga fa sciogliere un po’ di neve su un piccolo
seme germogliato per fornirgli l’umidità necessaria per crescere.
| Il critico letterario Oreste Macrì e il poeta Antonio L. Verri in una fotografia di Fernando Bevilacqua |
D’altra parte, anche Oreste Macrí, in uno stralcio tratto dai suoi scritti salentini[1] scriveva
che «non c’è stato poeta o artista salentino che non abbia
consumato in sé questo momento di insofferenza e rottura e rivolta alla rivolta».
In una lettera a Fernando Bevilacqua
che ha frequentato quella stupenda generazione rendendola eterna coi suoi
scatti fotografici, il 7 febbraio 1989 una sera di carnevale di una Lecce «provinciale e addormentata» un Antonio Verri scoraggiato e
malinconico scrive:
«cominci a chiederti se vale la pena, […] fotografare tutti quei matti di autori che andiamo a
fotoritrarre dal gennaio ‘88», ma poi
aggiunge: «ci siamo tanto mossi che in quel tuo studio di Muro hai nient’altro
che un florilegio della creatività italiana. E dai retta a me: la tua è
operazione culturale di primo piano, qualunque piega prenda: o castello in
agosto, o grosso catalogo, o Milano, o altro».
In qualche modo, a distanza di quasi
quarant’anni, facciamo nostro l’invito rivolto a Fernando con questa iniziativa
promossa dall’Osservatorio Poetico Salentino, ovvero presentare una parte del
materiale fotografico in possesso di Fernando e che a partire da settembre sarà
itinerante nelle scuole che vorranno accoglierla, partendo dal Liceo Capece che
sarà capofila del progetto. Sarebbe auspicabile, come ci suggerisce Verri, la
realizzazione di un catalogo di tutte le fotografie in possesso di Fernando e
di cui oggi ci pregiamo di illustrare solo una piccola parte.
Perché questa mostra proprio a Maglie?
Innanzitutto perché l’Osservatorio opera nel centro salentino proprio per la sua
posizione centrale e anche perché molte figure presenti in questa mostra sono
magliesi che hanno dato un contributo importante alla crescita culturale di
questa città e che hanno avuto un rapporto diretto con Verri che ha frequentato
Maglie con la sua opera di promotore culturale e pubblicista.
C’è un interessante passaggio dell’omaggio che
Verri fa a Salvatore Toma, purtroppo nella circostanza della sua morte, in cui
scrive: «parlare di Toma significa parlare delle nostre scelte culturali di
questi ultimi cinque anni. Possiamo dire che i nostri ultimi numeri di Pensionante
non li abbiamo pensati a Lecce ma a Maglie: qua c’è Totò Toma, la colta Claudia
de Lorentiis, Maria Corti e Oreste Macrí… qui siamo al centro dell’altra
cultura, quella scarna, senza ridondanze, senza velleità, senza troppe parole,
quella lineare, essenziale». Da qui il sottotitolo dato alla mostra da Fernando,
omaggiando proprio Toma con il verso eternamente nati, eternamente in noi,
perché, continuando a citare il poeta magliese, i padri sono essi i veri vivi,
i morti nati necessari, che ci fanno vivere, che importano.
Vogliamo pensare anche a un altro magliese, Pino Refolo, che ha lavorato qui a stretto contatto con Antonio Verri, per cui inserire questa città nel circuito dei luoghi verriani oltre Lecce, Caprarica e Cursi, portare i poeti della stupenda generazione a Maglie per noi è sicuramente, motivo di orgoglio.
*Discorso introduttivo alla presentazione della mostra, Maglie - martedì 1 maggio 2026
[1] Oreste
Macrí,
Scritti salentini, a cura di Albarosa Macrí Tronci, Capone, Lecce, 1999,
pag. 173.



