di Marcello Buttazzo
Il Fondo Verri, Casa della
poesia, è un luogo primario dove gli artisti s’incontrano, entrano in contatto,
mettono in compartecipazione le loro esperienze. Il Fondo Verri è luogo della
ricerca e dell’ascolto. L’intento evidente è sempre quello di creare confronto,
scambio, dialogo, dono. Ogni giovedì sera, al Fondo Verri, si tiene una
rassegna dedicata alle nuove narrazioni poetiche, pensata e realizzata
dall’attore e operatore culturale Piero Rapanà e dall’artista e poeta slammer
Massimo Pasca. Il palco del Fondo Verri, dà ospitalità alle voci poetiche della
scena letteraria pugliese. Il titolo della rassegna è “GioveDilla. Chiamata
alle voci. Nuove narrazioni poetiche”. Alla base degli incontri c’è la Parola
scritta, detta, disegnata, cantata, urlata, sussurrata.
La Parola che è il cimento che ci
consente di comunicare e di manifestare i vissuti, le storie. Il proposito
manifesto degli artefici e ideatori della rassegna Piero Rapanà e Massimo Pasca
si fonda sull’idea basilare di mettere attorno ad un microfono chi scrive
anzitutto per la voce. In effetti, la Poesia orale ha sempre trovato presso il
Fondo Verri un centro catalizzatore, laddove i diversi artisti hanno avuto
l’occasione e la possibilità di esprimersi. Come precisa Mauro Marino, “la
poesia è cosa della voce, è suono, materia sensibile. Leggere poesia ad alta
voce è un’arte, muove, nella voce, l’attenzione alla parola, alla pausa, alla
tensione emotiva che attraversa e anima il verso. Un “esercizio corale”
praticato con i “GIOVEDILLA” che è diventato un progetto- presentato dal Fondo
Verri per il Bando “AD ALTA VOCE 2024” del Centro per il Libro e la Lettura
(CEPELL)- oggi rivolto ai più giovani”.
La “poesia detta” si propone di
incrementare spazi di ascolto, di cura, di approfondimento e, fra le altre
cose, ha l’obiettivo di coinvolgere i “giovani lettori”, favorendo momenti
laboratoriali nelle scuole- Primarie e Secondarie- con la guida di poeti,
attori, musicisti. Strumento operativo e organizzativo del progetto saranno gli
Osservatori di Poesia, nuclei di ricerca ideati nell’ambito del Polo Biblio
museale di Lecce e operanti nella Rete delle Biblioteche della Grecìa
Salentina, nella Biblioteca Bernardini di Lecce e nella Biblioteca di Casa Comi
a Lucugnano.
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| La copertina del booklet realizzata da Massimo Pasca |
A dicembre 2025, è stato
pubblicato da Spagine (Fondo Verri edizioni) il libro “La Poesia Detta”- i
poeti del GIOVEDILLA del Fondo Verri-, che raccoglie le voci di poeti e
poetesse che hanno letto i loro scritti negli incontri del GioveDilla nell’anno
2025 e nella serata finale che s’è svolta il 3 luglio in apertura della
rassegna “Qui se mai verrai…il Salento dei poeti”, nel giardino del
Conservatorio Sant’Anna. Il libro è molto intenso, è un viaggio profondo fra le
pieghe dell’esistente, reca l’ambientazione sonora di Nick Gambino ed è
impreziosito dalle illustrazioni di Massimo Pasca. In questo volume raffinato e
di riguardo compaiono voci poetiche significative della scena letteraria
pugliese. Dario Goffredo rievoca i giorni della rimembranza e “i giorni delle
rime di protesta”.
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| Il QRCode per ascoltare i poeti |
RITANNA ATTANASI intona la preghiera della rabbia, la preghiera del silenzio, la preghiera della solitudine, ed eloquentemente dice: “Ognuno ha la sua preghiera/Così come ognuno ha la sua poesia,/ma come sarebbe/se ognuno seguisse l’amore,/si facesse amore,/iniziasse un discorso di amore”.
MARIO BADINO esprime tutto il suo
malcontento per questa contemporaneità del compra, usa e getta, che nega
diritti: “Non compro più, più non ti pago/perché non sono pago/di ciò che non
mi serve,/di ciò che inquina, dei morti in Palestina”.
RITA GRECO canta liricamente:
“Tutta la casa era un alibi/o un fiume/che scorreva verso di me/pensavo
l’eternità/come si pensa/un fiocco di neve”.
GIANNI MINERVA evoca come una
preghiera: “Madre santa dei bottoni raccolti, acqua tradotta alla lingua:/
chiedimi della tua assenza/chiedimi, della mia presenza/in cerchio su gambe
bambine/a contare colori e mancanze”.
CRITINA CARLÀ propone il suo bel
canto di libertà (“Io voglio essere sposa di un universo in cui non vince
nessuno”).
GIUSEPPE SEMERARO con delicatezza
esprime il suo ricco immaginario poetico. Lui vorrebbe avere ali di petalo per
cadere volteggiare lento “e poggiare il volto sul tuo come fa la neve/sulla
nuda terra”.
FLAVIA PAPADIA ne “Il Sud del Sud
dei Santi” critica aspramente la vulgata di quei cristiani che giudicano e
compiono misfatti: “Iò no’ bisciu la Matonna/isciu morti te cancru/senza
raggiuni,/isciu l’aria ‘mbilinata/te noe ilve”.
FRANCESCO APRILE brillantemente
puntualizza: “nella scrittura ci sono stanze disabitate,/che andiamo
cercando/per non morire di troppa folla”.
LOREDANA BIO vorrebbe essere
respiro e onda, polvere che sfugge, frammento di tutto (“Voglio essere persa
per farmi ritrovare”).
MARCO VETRUGNO rammemora con
umanità e con un vertiginoso incedere alcune esperienze, e si chiede: “Ricordi
quanto può essere lunga la notte?/Ricordi?”.
CLAUDIA DI PALMA in “Orfani di
lingua” con eleganza canta: “La mia casa è straniera/è un dialetto che non ho
mai parlato/sconosciuta lingua madre/ventre appena inventato”.
FRANCESCO PEDALA sente il passare
ineludibile del tempo (“Per credere e non cadere/ ho speso e sospeso sogni,
respiri e battiti.”).
GIONATA ATZORI nella sua profonda
ricerca esistenziale afferma: “Quindi resto/pancia a terra/per protegger/tutto
questo/e di solito/mi vesto di un sorriso/presa bene/che detesto/che nasconde
un universo”.
La poetica di VANNI SCHIAVONI ha
il sapore della terra, dei menhir, dei vitigni. In questa era avvilita i figli
di Taranto “strascicano figli e sputano/polvere rossa all’ombra degli
altoforni”.
MASSIMO PASCA nel suo vibrante e
appassionato scritto sostiene: “L’arte sincera è bella ma ti lavora ai
fianchi,/ti dice vieni se hai coraggio/ sotto un cielo nero di tuoni e lampi,”.
Il libro “La Poesia Detta” è un valido ausilio, un viaggio antropologico, uno
strumento di conoscenza, che consente agli autori e ai lettori di scandagliare
il tempo e di soffermarsi sulla venustà del momento creativo, capace di
coinvolgere i più giovani e i più anziani.
Marcello Buttazzo


