martedì 22 maggio 2012

La storia siamo ahinoi!




Appuntamenti La sera di venerdì 25 maggio, a Villa Elena in via Calore n. 6, a Lecce, la presentazione del libro “La storia siamo ahinoi” e del cd “Ergo sum Anima Lunae”, realizzato da Beppe Elia con la complicità di Mino Toriano (Città Futura Edizioni).

La storia siamo ahinoi!
Vito Antonio CONTE

Si può dire soltanto quel che si è vissuto. Si deve scrivere solo quel che si sa. Preferibilmente, di quel ch’è d’intorno. Tutto il resto è ciarpame. O altro. Che, come (spesso) mi piace intercalare, non dirò. Non scriverò. Non ora. Non qui. Al semaforo, stamane, non c’era nessuno.
Il “Tempo” è un fazzoletto di carta che non basta a asciugare lacrime e rabbia. I giardini sono vuoti. Le chiese sono piene. Sempre meno gente che va. Sempre più gente che sta. Sulla panchina un vecchio guarda l’altalena ferma. Non so chi è più assente dei tre. Nella sua casa un prete sgrana gli occhi su persone e cose riempiendosi la bocca di stronzate senza senso. Molto temporali. Comprendo di più che il sacro è altrove. E che la democrazia cristiana è dura a morire. Le metamorfosi rendono impari la lotta. Chi è il nemico? Dell’antico furore rimane qualche canzone. Che quasi nessuno ascolta più. Le pallottole son tornate a fischiare. A colpire gambe e pensieri. Ma non erano mai finite. La morte arriva a sedici anni. E a molto meno. Ma questa è vicina. E non è eroina. Lo sballo è al centro della Terra. Troppi veleni le abbiamo fatto ingoiare. S’aprono le strade e crollano sogni. Oggi il vento spazza via tutte le cazzate che ho letto in questi giorni. Esibitevi pure. Continuate a farlo. Mostrate i vostri viaggi del cazzo. Postate fotografie senz’anima. Apparite. Commentate. Saziate di parole il vostro ego senza fondo. Spot dopo spot. Fottetevi. Il pozzo del mio malessere è giunto sino all’orlo. Ho bisogno di silenzio. E di un po’ d’amore. Sono fortunato. Le volte di questa stanza sono alte. Si può respirare. La pioggia mattutina porta il sale e scioglie l’amaro. Come una canzone. Anche se il tempo delle ciliegie non tornerà. Specialmente per chi, come me, era poco più che un bambino. E delle ciliegie ne ha fatto versi.
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Cerco - allora - di ascoltarne l’eco, assaporando questo maggio, che delle ciliegie è la stagione. Io non c’ero in quell’altra stagione. Esistevo, ma non ero lì… Iniziava il 1970. Intanto che arrivavano le mie nove lune, piansi due volte. La prima perché l’unica nonna conosciuta se ne volava via. La seconda perché battemmo i crucchi quattro a tre nella terra di Emiliano Zapata. Ma della rivoluzione e di mille altre cose non sapevo nulla. Ero un bambino. E lo ero ancora quando nacque a Lecce “La mela d’oro”. Per me la musica (quella vera, quella che aprì un altro mondo, quella che ancora cammina…) cominciò nel 1975: la “Mivar” inondò il prolungamento di via Solferino (dove abitavo, un luogo che si faceva fatica a capire se fosse San Pietro in Lama o Lequile) con le note di “Ma il cielo è sempre più blu” (ancora oggi Rino Gaetano mi fa cantare…). “Un giorno credi” (Edoardo Bennato, riscoperto nel 1992 come Joe Sarnataro, insieme ai Bleu Stuff), di un paio d’anni prima, non l’avevo ancora ascoltata. Né l’ascoltai quando - con quella canzone - iniziò a trasmettere “Radio Lecce Giovane” (qualche anno dopo da “Spazio Radio” - se mal non ricordo - il mio amico Maurizio Caruso selezionava “Do you remember… September” degli Earth Wind and Fire…). Quante volte mi sono svegliato e ho dovuto cominciare da zero? Tutte le volte che (per un motivo qualsiasi) mi sono perso qualcosa o qualcuno!
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Non ho conosciuto Toni Robertini, né Emanuele De Rosa, né tanti altri. Né tante cose. Tante altre cose. E, allora, come faccio a parlarne? Come mi permetto di inchiostrare fogli? Ho girato a lungo sulla “rete”. Ho ascoltato tutti i pezzi de “La mela d’oro”, dei “Band Aid” e dei “Forum” che sono su YouTube. Sempre su YouTube ho guardato i filmati del “Teatro Infantile” di Lecce. Ho ascoltato le parole di chi quel periodo ha vissuto e, grazie a dio, ancora c’è. Ho ripensato alla musica live, ascoltata qualche lustro dopo, di alcuni di quei musici che quell’esperienza hanno fatto.
Ho amato (e amo) il free jazz. Ho rivisto l’Edoardo passare sotto il mio liceo coi suoi rotoli di carta colorata e l’ho rivisto sputare sangue portoghese sui gradini dell’ignoranza diffusa a Lecce tra cattedrali e “faugnu”. Ma preferisco ricordarlo quando disse alla Paola “ce beddha ucca russa ca tieni…”. Ho ripensato alla vespa blu e alla salita di Rudiae, intanto che nel notturno indaco le stelle sopra noi erano spente. Le ho riviste accendersi tutte nel silenzio dei grilli. E ho rivisto quella meraviglia di Hi-Fi nella casa del centro storico di Antonio in una delle rare “nargiate” con le note che non ricordo più, ma mi piace pensare che fossero quelle di Neil Young.
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Le cicale schiattavano sugli ulivi. E “li cristiani quannu leggianu «Lu stumpacrita»”. E, verso la fine di quegli anni (settanta), “lu scornu” di via Libertini per un amore lasciato per un altro non detto. Pensavo al calcio soprattutto. Altro talento sprecato... La musica aveva pochi nomi. Quella folk nostrana. Nelle cassette stereotto di mio padre. “Saturday Night Fever” e “Grease” al cinema. Quella disco. Nel nostro club e nelle discoteche di mezzo tacco. E altro. Che neppure dirò. Ché già mi sono ripetuto e le repliche non mi sono mai piaciute! La mia storia l’ho cennata in liberi versi qua e là. Quell’altra storia, quella musicale (ma anche del teatro di strada, della pittura, della scrittura, della politica e, in una parola, del fare traverso l’arte) di un bel pezzo di Lecce degli anni settanta, non l’ho vissuta. La mia storia e quell’altra storia si sono incontrate dopo.
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Questo è il bello delle storie. L’incontro. E, pur non potendo dire: “La storia siamo ahinoi”, un po’ l’ho vissuta. Adesso, però, la conosco meglio. Chi di voi, come me, è nato troppo tardi per viverla, o per un motivo qualunque non la conoscesse, può assaggiarla la sera del 25 maggio prossimo a Villa Elena (via Calore n. 6, Lecce). Oppure, aspettare il numero di giugno di “Qui Salento” che conterrà il libro “La storia siamo ahinoi” e il CD “Ergo sum” di Anima Lunae, di Beppe Elia con la complicità di Mino Toriano (Città Futura Edizioni). Ho letto il libro e ascoltato “el son salentino”. Le parole di questo mio intervento, (quasi) tutte le parole di questo pezzo vengono da lì. Tutto quel che non ho detto (tanto) leggetelo e ascoltatelo da voi. Ché non sono solo canzonette!
Senza prendermi/vi troppo sul serio. Ma la storia (e mo’ non scherzo) è fatta di storie. Conoscere le storie è comprendere la storia.

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