sabato 17 marzo 2012

Ricordando Salvatore Toma













Oggi è il 17 marzo ed è necessario ricordare il poeta. Rendere omaggio alla vita e a Salvatore Toma

A great poet

Giuliana COPPOLA

Scrive Roland Barthes “E ancora una volta solo la scrittura consente una tale purezza, un tale mattino dell’enunciazione ignoto alla parola, che è sempre un groviglio contorto d’intenzioni nascoste” e tu non vuoi che la parola, le tue parole, oggi, siano “un groviglio contorto di intenzioni nascoste”.
Oggi è 17 marzo e ritorni a Maglie; non puoi non farlo perché è anche sabato e niente succede per caso; inizia la settimana della poesia e Maglie, con la sua Francesca Capece, è città di poeti, tanti che se ne scordi uno, hai paura che si offendano tutti; sono da sempre tuoi amici e t’attendono nel loro silenzio complice di metafore.
Così ritorni ma soprattutto per una storia; devi accertarti che sia finita la vacanza di Salvatore Toma poeta. Un giorno aveva detto e scritto “Ad esempio una vacanza”; un giorno aveva assicurato che era “in sospeso un anno” e poi “Ancora un anno” e poi “forse ci siamo” e poi… ma tu lo conosci bene, Salvatore Toma poeta; se non viene, devi andare tu a cercarlo; devi ricordargli ciò che ha scritto “Per un verme una lumaca/ avrei dato la vita:/ tante ne ho salvate…” e il mondo che ama ha ancora bisogno di lui.
Così oggi sei di nuovo a Maglie; t’accorgi che iniziano ad apparire le rondini, nel cielo pulito e limpido sugli alberi lì, nel bosco. Senti profumo di nidi. Si deve ritornare “a riprendere un sogno d’acqua/ di tante sere fa/ dove un falco si assetava/ in una radura fiorita”; a risentire “sdraiati al sole/ il canto dell’aria/ delle concilianti querce/ scosse per un vento randagio” ed è così importante “ la tristezza del mio cane”.
“Ci rivedremo/ ci rivedremo senz’altro/ e ne riparleremo…” ti ha detto Salvatore Toma. E’ arrivato il momento; oggi ne stiamo riparlando, della vita e della poesia e di via Vittorio Emanuele e mentre hai paura del groviglio inestricabile ma di pensieri, Maglie ti viene incontro e ascolti il rombo d’un motore e se “vai incontro a un grattacielo/ e dietro c’è una stella/ per un’ovvia ragione/ vedi la stella cadere: allora per incanto/ esprimi un desiderio:/ io vorrei/ una grande esplosione.”
Chiudi gli occhi e, quando li riapri, esplode natura intorno a te; cosi Salvatore ritorna “e puro e semplice e ribelle” come una esplosione di natura perché “ Dio è grande: nessuna casa/ e nessun letto/ lo contengono”.
C’è Dio e c’è Salvatore Toma. Te ne accorgi subito.
“Dai rami dalle foglie/ tra il rosmarino odoroso/ e i cespugli dell’erica/ per seguire la goccia di rugiada/ il refrigerio/ la vita a cui rinnovarsi/ sperare un altro giorno”.
Si riprende ad andare, si segue il rombo d’un motore; viale dell’Addolorata; si va insieme “ con a bordo brandelli di periferia” e forse si incontrerà ancora “il vecchio matto” con le solite bisacce “piene di cuori di legno”, e intorno “la pace inebriante/ delle erbe degli uccelli/ in rapide corse a spirale/ fra le cime fiorite/ dei mandorli sulla collina”.
Un panino “col formaggio e pomodoro”, spalle rivolte per non guardare ché “ una ruspa enorme/ selciava tra i papaveri/ un abisso” e atterriva “la vecchia serpe nera/ dai riflessi verdi perlati”.
Ed eccolo, il “casolare di campagna/ semi diroccato/ davanti al bosco/ nell’erba racchiuso di primavera/ fra i nidi del fanello/ e della quaglia”.
Eccolo, ti aspetta e c’è profumo di querce e quando ti avvicini, forse un po’ troppo, si leva “il grido del nibbio/ il volo sfrecciante del tordo/ la sfrusciante anatra verdazzurra/ l’occhio di antilope della beccaccia/ la civetta la strologa il merlo l'upupa/ il dominante silenzio orgoglioso/ delle campagne delle radure dei boschi/ dei laghi delle sognanti colline”.
Non avresti voluto spaventare tutte le creature, metafora della vita che ritorna; ma forse non sono spaventate; sono solo felici che il loro poeta sia tornato, il poeta che ha regalato loro d’esistere immortali, ché ora sono nero su bianco di pagina, son versi di poesia; ed è così immortale questo “vento leggero” che parla “con voce di foglie”, che apre i germogli e li fa “trepidare”; questo vento che asciuga “i panni, bianchi/ come visi di bambini,/ e a volte con dolcezza/ il sudore della fronte” ed è così “sereno” il suo “respiro”.
Ed è così immortale questo poeta… oggi è 17 marzo ed è “La canzone dei fiori”; Salvatore Toma è “un po’ come i fiori/ che ogni tanto sbocciano/ nella mente/ e li senti immortali/ e li senti immortali…sbocciano/ a primavera/ quando la stagione/ d’amore è più vera/ quando la vita è più vera/ e ti senti immortale…”.

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