sabato 2 febbraio 2008

Tra il meraviglioso e il quotidiano


Torna in libreria per i tipi di Manni, a quasi cinquant’anni dalla prima edizione, “Secoli tra gli ulivi” di Fernando Manno.

C’è un Salento, anzi… c’era!
di Mauro Marino

C’è un Salento magnifico, intatto, misterico. Di bosco, nella rada bassa del muschio, dove giallo e verde confondono velluto. Ombra fitta di foglie verde argento; scogli antichi che affiorano e pietre alzate a far recinto e dimora. Ancora c’è!
C’è un Salento sospeso “tra il meraviglioso e il quotidiano” che scorgi, se miri. La pianura lo svela. Nascosto, laterale, speriamo dimenticato. All’orizzonte luce radente che carezza. Filtrano nubi e segnano il cielo di giganti maestosi. Condense d’umido travagliano l’animo.
C’è il Salento!
Lo scorgi se vuoi facendo un varco nella disillusione, tappandoti le orecchie e cercando cercando lo trovi intatto, ma per quanto tempo ancora? Se alzi lo sguardo l’incuria è tutto intorno, minaccia con il “non so”.
Rimane il rifugio degli autori. Al riparo per non chiudere gli occhi, che c’è invadenza. Poco ascolto intorno. Poco fare. Tanto desiderio e pochi capaci di accogliere, di fare il cerchio!
Intanto un dono: Fernando Manno ritorna il libreria.
Antonio Errico, il maestro d’un Salento incantato e fuggente, con gli editori Manni e l’associazione l’Alambicco di San Cesario, riporta alla luce Secoli fra gli ulivi il “Libro” della complessa mitologia salentina.
Questo per me è stato! La prima volta l’ho visto nell’edizione realizzata nel 1958 dall’editore Pajano a Galatina e illustrata da Lino Suppressa. Non era in vendita e chiesi di fotocopiarlo. Quale sorpresa trovarci l’ispirazione di tanta scrittura salentina contemporanea. Il ritmo, l’incedere, gli incisi melodici, gli avvii e gli stop, le folgorazioni, il continuo venire delle immagini e i repentini spostamenti di senso!
“Il Salento di Secoli fra gli ulivi è pura invenzione”, scrive Errico nell’introduzione. “Un’ombra della memoria. Il souvenir di una fantasia. Il paese di una fiaba. La figurazione di una nostalgia. L’apparizione per un incantesimo. Il rammarico per una mancanza. Il rimpianto per un’assenza. Una regressione al fondo dell’infanzia. L’ipotesi di un’origine. La rappresentazione di una mitologia interiore. Una recherche du temps perdu”.
E allora: c’era il Salento!
Che oggi le pietre non hanno l’importanza che avevano, dimenticate e se no merce agognata di chi s’intende e vuole la qualità a casa sua per tagliarsi un angolo d’incanto. Ho visto case zeppe di tufi decorati, di fregi, di stemmi aristocratici. Ho visto case cresciute sul saccheggio.
C’era un Salento. Ma contro il tempo che si può fare?
Leggere, trovare le tracce della bellezza perduta, cercare di far riparo a ciò che resta.
“Quella di Manno è una scrittura realizzata con gli occhi: sono le immagini che portano i significati, che possiedono una potenza evocativa eccezionale, che si trasformano in elemento simbolico, che hanno la capacità di trasferire in una dimensione surreale anche il comune oggetto domestico, di attribuire valenza antropologica alla più consueta abitudine, al più ordinario modo di fare. E’ una scrittura che scorre e scruta…”
Una scrittura che può aiutarci a tornare ppòppeti, a quell’anima dove essenziale è la custodia del sangue e dei sentimenti.
Una scrittura che ci aiuta a riguardare dove non guardiamo più.

Fernando Manno nacque a San Cesario di Lecce il 6 dicembre 1906. Fu direttore degli Istituti di Cultura Italiana in Romania, Spagna, Portogallo, Guatemala. Negli anni Cinquanta fu tra i protagonisti del mondo culturale nel gruppo di Maria Bellonci, a Roma, dove morì il 31 maggio del 1959. “Secoli fra gli ulivi” fu il primo e l’ultimo libro della sua vita. Quando uscì nel ’58 Manno aveva cinquantadue anni. Morì l’anno dopo, al secondo infarto.

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