giovedì 24 maggio 2007

Il fresco di parole. Rimani, provo il racconto

E se

Mauro Marino, dicembre 2005

Così doveva essere
quando silenzio era
quando luce era
senza suoni
e il volvere d’asfalto
scricchiava

allora

la ruota e il passo
stompavano pietrisco.

Luce d’umido brilla, schiara
viene incontro col farsi del giorno
odori e piccoli fumi
fanno l’ulivo al cogliere
e secca la vite.

Domani sarà festa.
Respira largo!
Domani avremo mani libere
già a gustare in un sorso
quel che della vita serve

solo quello
solo quello

ci sono parole
fresche… sai?

Soltanto! Il fresco di parole.
Rimani
provo il racconto, la tessitura di me,

e quel clima intorno che se sfuochi strugge
perde il tempo, il carico.
Luce soltanto…
Soltanto di luce, quella magnifica, di qui
col suo mutare…





Diventa vecchia
mia madre
addolcisce
smemorata
insegue i nomi e si ‘danna’
se guarda s’addormenta

diventa vecchia
la madre
e io con lei continuo a crescere
invecchio pure io
accompagno il tempo
mi riparo dal dolore
poi, poi

ci sarà un poi
che ci chiederà forza


E se
mi viene
voglio farlo lento questo gioco
un po’ celebrare.
Un po’ far doni allo sguardo
al mio e di chi viene

E se
è l’enigma, il non so
il disatteso.

E se
mi domando, continuamente interrogo il non so
il desiderio
la conferma delle mani
lo sguardo perso e la ferita


Mi sembra sempre
d’avere intorno
la vanità
che non coltiva
e disperde
senza economia
ogni fare
-
Sciatta è la scelta
provvisoria
sempre
nel bilico del nulla.
Non la regalità della leggerezza
che accoglie al dare.
Ma, “il tanto per”d’un fare
senza progetto
senza obiettivo
senza il calibro della bellezza.
Senza attenzione!
-
L’arte non è l’uno
il chi fa!
E’ il suo annullamento,
il suo non esserci,
il suo accompagnare ogni atto.
-
E se invece…
tutto si filtrasse in umiltà,
in gioco di scambio
in ardito osare
senza tema d’apparire e se…
rifuggissimo dalla banalità, dall’ammiccamento,
dal “guardate qui…”


Io guardo i millimetri del mondo!





Guardo la città
colgo immagini con lo sguardo
e i suoi riverberi di senso
le nostalgie mischiate alla consuetudine
ai ‘soliti’ ritmi.
E le stravaganze, i silenzi lunghi, dedicati ai morti
e quelli maturi che custodiscono le parole.
E, l’amore, poi
entra ed esce dai versi
nascosto, inquieto lo stupore per la bellezza
con gli incanti del sapersi vivi.

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