mercoledì 30 maggio 2012

Stella d'Italia - Il braccio "dal" Salento



Esperienze Una “Stella” in cammino per l’Italia: da Nord a Sud, la follia di Antonio Moresco.

L’itinerario tocca anche la Puglia e il Salento: partenza da Santa Maria di Leuca prevista per  sabato, 2 giugno, alle 7.30.  il giorno della festa della Repubblica per attraversare un Sud che, quel 2 giugno 1946, votò in maggioranza per la monarchia.

Ricucire la Penisola
Eliana FORCIGNANÒ

È intrinseca nell’atto del camminare una polisemia che, talvolta, sfugge agli occhi di chi intende i piedi soltanto come un mezzo di spostamento da un luogo a un altro, attribuendo maggior importanza alla destinazione piuttosto che al percorso da seguire.

Simbologia del cammino
La fretta è perfida consigliera, considerando la sua azione mistificatrice dell’atto in favore dell’ottenimento di un risultato: non importa, in altre parole, la scelta di un itinerario, la compagnia con la quale si cammina, le osservazioni e le azioni compiute durante la via, perché l’intento precipuo di chi muove i piedi senza nemmeno rendersene conto è quello di arrivare da qualcuno o da qualche parte.
Per tali motivi – fretta, superficialità, timore di sovvertire le regole – è a dir poco folle il progetto “Stella d’Italia” ideato e proposto già lo scorso anno, anche se con un itinerario differente, dallo scrittore Antonio Moresco e dall’associazione “Il primo amore”: un cammino che prende avvio dai quattro punti cardinali e attraversa l’Italia, disegnando i bracci di una stella. Punto di convergenza e d’incontro dei camminatori sarà L’Aquila, città simbolo del desiderio di rinascita e di ricostruzione che anima, o dovrebbe animare, non solo quanti partecipano all’iniziativa (700 persone nell’edizione del 2011!), bensì l’intera società civile, sebbene ricorrere a questa espressione sembri antiquato e pleonastico (esiste ancora una società civile o è polverizzata nei meandri del qualunquismo e del particolarismo?). Durante le tappe di sosta, racconto e raccolta delle esperienze dei camminatori.
L’itinerario tocca anche la Puglia e il Salento: partenza da Santa Maria di Leuca prevista per questo sabato, 2 giugno, alle 7.30. Non è casuale che sia stato scelto il giorno della festa della Repubblica per attraversare un Sud che, quel 2 giugno 1946, votò in maggioranza per la monarchia.
Antonio Moresco, ideatore e promotore del progetto, non ha bisogno di presentazioni: per lui parlano “I canti del caos” (Mondadori, 2010), opera monumentale su cui si sprecano gli aggettivi e che, invece, è semplicemente alta letteratura, come non se ne vedeva da tempo. Leggere “I canti” significa addentrarsi in un macrocosmo di vissuti consci e inconsci nell’àmbito dei quali non esiste un vero protagonista nel senso orizzontale e compartimentale del termine. L’uomo che, camminando, s’incontra per la strada, diviene, anche solo per un istante, protagonista, ossia “primo agone”, agente sul palcoscenico dell’esistenza per il tramite del proprio corpo senziente e fortemente desiderante.

Un «cammino di menti e di corpi»
Schopenhauer afferma nel “Die Welte als Wille und Vorstellung” che il corpo è lo spazio oggettivato della volontà di vivere: attraverso il corpo, infatti, si manifestano gli istinti di riproduzione e, dunque, la condanna a esistere della specie umana, la cui pratica della virtù non coincide mai con la felicità. Questo i manuali di liceo chiamano pessimismo, evitando di tradire la realtà, comune a certo pensiero ascetico, della svalutazione del corpo. Benché molti critici potrebbero dissentire su una simile interpretazione, va riconosciuto che quella di Schopenhauer è una forma di religiosità sublimata dalla quale è opportuno rifuggire. Si dovrebbe aver paura di un corpo soltanto quando esso è privo dei processi vitali, quando non cammina, intendendo per cammino quello che si compie per mezzo dei piedi, ma anche con la mente e con l’intuito. «Cammino di menti e di corpi», dice giustamente Moresco.
Il corpo umano è pari a un elemento chimico instabile che, camminando, produce e trasmette energia nucleare, nel senso che essa proviene da quel nucleo senziente e desiderante che è l’unità biopsichica. Se, in chimica, questo processo viene detto “dimezzamento”, nell’àmbito del biopsichismo, sarebbe più corretto chiamarlo “moltiplicazione”, perché l’energia che si sprigiona dal cammino è in grado di richiamare altre energie che costellano l’aura dalla quale i camminatori sono circondati. Che si tratti di un’aura positiva o negativa non dipende soltanto dalla destinazione del cammino, ma dagli incontri che avvengono in itinere e dallo stato in cui i camminatori si trovano: propizio è lo stato di “adorazione” del quale parla Moresco nel recente editoriale che accompagna l’uscita della rivista “Il primo amore”. L’adorazione è uno stato – uno stato dinamico se è concesso l’ossimoro – tendente a fusione, moltiplicazione e trascinamento. Due gli esempi citati dallo scrittore per chiarire le sue parole: Masaccio e Teresa d’Avila. Masaccio, come lo descrive il Vasari, è quel tipo trascurato e solitario che trascina gli allievi pittori delle migliori scuole di Firenze a osservare il suo lavoro per apprendere e qui basti un nome su tutti: Michelangelo.

Lo stato fusionale
Teresa d’Avila è la testimonianza, agli occhi di Moresco, di quelle che appaiono con evidenza e di là da ogni interpretazione afferente alla psicoanalisi «le forze e le possibilità che attraversano i movimenti dell’universo e la nostra stessa materia e le sue proiezioni e prefigurazioni anche spirituali e mentali». Sono queste forze che ci inducono a camminare, che ci attraggono verso qualcosa che non è la meta, bensì uno stato fusionale con il cammino stesso. Chi s’intenda anche soltanto un po’ di chimica è consapevole dell’esistenza di due processi nucleari: la fissione, potenzialmente pericolosa perché nasce dalla divisione di nuclei estremamente pesanti, e la fusione che, invece, si compie mediante l’aggregazione di nuclei leggeri d’idrogeno costituenti il gas elio, in breve si tratta del processo che avviene nel sole e che l’uomo non è ancora in grado di riprodurre se non in laboratorio, a temperature altissime.
Questa tipologia di processo nucleare – la fusione – dovrebbe interessare anche l’unità biopsichica, poiché esso prevede aggregazione e formazione di un nuovo elemento. Camminare non è soltanto guardare la propria ombra proiettata sul muro a mezzogiorno, bensì constatare l’effetto che due ombre accostate e in movimento, in transito, realizzano. Se poi dall’ombra si passa al corpo di sangue, carne e ossa l’effetto è ancora più potente.

Dai Machiguenga agli Ebrei per riflettere
E, forse, salvifico, come testimonia il mito degli Indios “machiguenga” dell’Amazzonia, i quali, in un’epoca imprecisata del mondo, cominciarono a camminare per sostenere il sole ed evitarne la caduta. I machiguenga – racconta Vargas Llosa nel suo romanzo intitolato “Il narratore ambulante” – dovettero, per poter camminare, farsi leggeri, ossia abbandonare le pelli che avevano cacciato, le recinzioni che avevano costruito, gli utensili che avevano fabbricato, portando soltanto le armi necessarie per procurarsi il cibo. Camminarono a lungo sostenuti da una ferma volontà, finché il sole smise di cadere, ma tutte le volte che essi sostavano troppo in un luogo, la stella ricominciava ad abbassarsi sull’orizzonte ed era necessario riprendere il cammino. Ancora oggi gli Indios machiguenga della foresta amazzonica continuano a camminare. La loro mitologia prefigura il racconto veterotestamentario dell’esodo degli Ebrei dall’Egitto che attraversarono camminando persino il Mar Rosso per sfuggire alla condizione d’iniqua schiavitù in cui erano ridotti.
Anche oggi il sole cade e la schiavitù impera: potrà salvarci un nuovo cammino?

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