mercoledì 17 marzo 2010

A Luigi Magiulli











Il Salento - Cultura e Territorio/ Luigi Maggiulli

La vita e l'opera di Luigi Maggiulli personaggio illustre nato nella messapica Muro Leccese. Storia significativa nel e del Salento da ricordare nel 150° anniversario dell’Unità d’Italia 1860-2010. Maggiulli fu fondatore, assieme a Sigismondo Castromediano e altri noti eruditi salentini, della Deputazione Archeologica di Lecce.

Di una mente eletta
Maurizio Nocera


«Alla mia diletta consorte, Leonetta Papadia, ai miei carissimi figli Pasquale e Giuseppe, ed ai miei nipoti Vitantonio e Giuseppe Donato Cacciatore, nati dalla mia dilettissima figlia Giuseppa, morta trentenne, lascio alcune memorie, che riguardano la mia vita sociale e letteraria. Da esse prendano esempio per proseguire le tradizioni della famiglia Maggiulli, che lasciò sempre nella società orme incancellabili di moralità, onestà e rettitudine».

Così scriveva il 21 giugno 1898 Luigi Maggiulli, storico e fondatore, assieme a Sigismondo Castromediano e altri noti eruditi salentini, della Deputazione Archeologica di Lecce, su un quaderno di appunti, al quale probabilmente teneva allegato il suo testamento olografo, nel quale è possibile leggere alcuni dati essenziali di sé. Ecco alcune parti di quel documento: «Col presente testamento olografo, scritto per intero, datato e sottoscritto di proprio carattere, io qui sottoscritto Luigi Maggiulli del fu Giuseppe, nato e domiciliato in Muro Leccese, intendo col medesimo disporre del mio patrimonio. Preliminarmente, revoco e annullo ogni altra disposizione testamentaria da me fatta, e voglio che la presente sia la sola che debba regolare la mia eredità dopo la morte./ 1°) Istituisco e nomino per miei eredi e legatari universali, sopra tutti i miei beni immobili, mobili, mobilia ed affetti mobiliari diritti, azioni e ragioni che formano la quota disponibile, i miei affezionati figli maschi a nome Pasquale e Giuseppe; e ciò a titolo di prelegato anteparte con dispensa di collazione./ 2°) Al resto dei miei beni che formano la quota legittima e riserva, chiamo per miei eredi tutti i miei amatissimi figli a nome Pasquale, Giuseppe e Giuseppa: e questi saranno i soli che rappresenteranno la mia personalità giuridica. Però siccome la mia carissima Giuseppa, nell'andare a marito con il Sig. Vincenzo Cacciatore di Miggiano s'ebbe in dote Lire Trentaquattromila, così voglio che la somma fosse computata su ciò che le potrà appartenere sull'intera quota di legittima o riserva./ 3°) Lego alla mia carissima compagna Leonetta Papadia, oltre la porzione che l'aspetta per legge sulla quota di legittima della mia eredità, la somma di Lire Quattrocento, da essere pagate dai miei eredi e legatari universali Pasquale e Giuseppe in ogni fine di Agosto di ciascun anno; però questo legato sarà soddisfatto finché conserverà il letto vedovile./ 4°) Lego al Comune di Muro Leccese, mia patria, la somma di Lire Ottocento che sarà pagata un anno dopo la mia morte dagli eredi universali Pasquale e Giuseppe; e ciò per una volta soltanto. Il Comune poi disporrà di questa somma di Lire Ottocento come meglio crederà./ 5°) Se i miei eredi e la mia compagna, si ricorderanno dell'affetto che a loro mi legava, spero che non mancheranno di farmi pompe funebri secondo il mio grado, e di pregare sempre per l'anima mia./ 6°) Impongo poi finalmente ai miei figli, di amare e rispettare la madre loro, udire i suoi consigli, e consolarla nella sua vecchiezza; come del pari i loro zii Giovanni e Tommaso, miei carissimi fratelli./ Questo è il mio testamento olografo, scritto e datato e sottoscritto da me stesso, in Muro Leccese, oggi nove Febbraio, dell'anno Milleottocentosettantasette 9 Febbraio 1877.// Luigi Maggiulli fu Giuseppe.// Col presente codicillo da me scritto, datato e sottoscritto, aggiungo quanto in appresso al sopracitato testamento./ Siccome la fu prediletta mia figlia Giuseppina, ebbe in dote nei suoi capitoli matrimoniali la somma di Lire Trentaquattromila come legittima, così voglio, che venendo i suoi figli in divisione con i miei eredi, e trovandosi un di più sulla quota legittima assegnata, questo avanzo intendo di assegnarlo sulla disponibile. Questa è la mia volontà, per prevenire qualsiasi futura questione.// Muro Leccese, tredici Febbraio Millenovecentocinque, 1905.// Luigi Maggiulli fu Giuseppe.// Col presente codicillo da me scritto, datato e sottoscritto, revoco ed annullo il Legato di Lire Ottocento, largito al Comune di Muro Leccese, che andrà in beneficio di tutti i miei eredi. Questa è la mia volontà.// Muro Leccese, nove Febbraio Millenovecentotto, 1908.// Luigi Maggiulli fu Giuseppe».

Questo testamento, chiaro e leggibilissimo nella grafia e nelle intenzioni dello scrivente, presenta un solo punto oscuro: con l'ultimo codicillo il Maggiulli revocava immotivatamente al Comune di Muro Leccese il precedente lascito di lire 800. Non è qui il caso di tentare supposizioni sul ripensamento dell’Autore.

Nel testamento olografo, Luigi Maggiulli non fa alcun cenno alle sua attività di scrittore di storie patrie e non dice nulla sul grande apporto che egli diede alla nascita e all’ulteriore sviluppo di istituzioni importanti a Lecce e provincia come, ad esempio, la Deputazione e lo stesso Museo archeologico, oggi intitolato a Sigismondo Castromediano. La sua ampia opera di ricerca ebbe inizio dall'indagine sulle sue origini e sull'identità della propria famiglia; a questo fine egli spaziò in diversi campi dell'umano sapere: dall'archeologia alla numismatica, dagli studi biografici alle storie municipali, dalle belle lettere all'araldica.

L'ambiente in cui il Murese era nato gli facilitò il lavoro di ricercatore: la sua famiglia, oltre ad essere benestante, era dedita da secoli allo studio ed alle pubbliche professioni. In casa Maggiulli, infatti, gli studi di teologia, giurisprudenza e medicina si tramandavano da padre in figlio ed i libri si trasmettevano da generazione in generazione, con l'aggiunta di sempre nuove acquisizioni. Luigi, dunque, crebbe, tra i libri degli avi Pasquale e Tommaso e dello stesso padre Giuseppe, che presto perdette a causa di una morte improvvisa. La madre, Giuseppa Mongiò dei Gigli, anch'essa proveniente da una famiglia benestante e rinomata in Terra d'Otranto, rimasta vedova, non si perdette d'animo ma, con nobile contegno, affrontò la vita e soprattutto l'educazione dei figli. Il Nostro fu affidato alle cure dei PP. Gesuiti nel Collegio di Lecce, dove apprese i primi rudimenti delle lettere e delle scienze. Quindi, fu mandato a Napoli a studiare giurisprudenza presso i noti professori Boci e Scategni. Nella città partenopea, però, Maggiulli non si fermò molto e non riuscì neanche ad addottorarsi perché, scoppiati i Moti del 1848, appena ventenne (era nato il 9 ottobre 1828), fu costretto a ritornare a Muro Leccese dov'era ad attenderlo la madre, divenuta ormai anziana e sola.

Nella sua «patria», come spesso amava chiamare il suo paesello di Muro Leccese, Luigi si dedicò subito a studiare e a scrivere, non trascurando nel contempo la cura del patrimonio familiare che, nel 1851, in seguito al matrimonio contratto con la nobile Leonetta Papadia, s'era esteso ancora di più

Leonetta Papadia era figlia di Ignazio, medico-cerusico dello stesso Muro Leccese, a sua volta figlio e nipote rispettivamente di Giacinto e Giuseppe Antonio Papadia, il primo, principe per più di trent'anni (fino al 1797) dell'Accademia degli Ecclissati della stessa Muro; il secondo, invece, fondatore della stessa Accademia nel 1732. Per tali contingenze, quindi, Luigi Maggiulli, oltre ad acquisire una nuova fetta di patrimonio mobiliare ed immobiliare, acquisì anche una buona parte della ricca biblioteca dei Papadia. Nel palazzo seicentesco di questi ultimi, dove si era trasferito, iniziò il suo lavoro di studioso e di pubblico amministratore.

Numerose furono le cariche pubbliche ed onorifiche di cui godette. A partire dal 1855, a soli 27 anni, fu nominato giudice conciliatore per il Circondario di Gallipoli e tale carica mantenne per oltre un quarantennio, fino al 1899. A più riprese, ma complessivamente per un intero trentennio, dal 1856 al 1891, fu sindaco di Muro e solo di propria iniziativa abbandonò la carica, dimettendosi. A partire dal 1869 il governo sabaudo lo volle delegato prima e presidente poi della Commissione consorziale di Maglie; il Consiglio Provinciale di Terra d'Otranto lo ebbe suo membro dal 1874 e di questo organismo egli fu anche segretario consecutivamente per più di cinque. Nel 1889 fu uno dei soci fondatori del Comitato per la ferrovia Maglie-Leuca. Ma, oltre ciò, fece pure parte di altre numerose commissioni circondariali e provinciali come, ad esempio: la Commissione scolastica per il Mandamento di Maglie, la Commissione per la cura della Biblioteca Provinciale di Lecce, la Commissione per la commemorazione del IV Centenario dei Martiri d'Otranto, la Commissione d'inchiesta per le Opere Pie del Circondario di Gallipoli, la Commissione per il ricevimento del re Umberto I a Lecce, la Commissione per gli Scavi e Monumenti di Terra d'Otranto, per la quale assunse anche l'incarico di Ispettore governativo.

Numerose furono anche le Congregazioni di Carità che lo elessero socio fondatore o socio onorario, e per i suoi meriti letterari e storici diverse Accademie d'Italia lo vollero come loro corrispondente: l'Istituto Archeologico Germanico di Roma nel 1860, la Società Magnetica nel 1869, il Circolo letterario e scientifico “Giovan Battista Vico” di Napoli nel 1870 per la sezione lettere, l'Accademia scientifica “Pico della Mirandola” nel 1871, l'Accademia araldico-genealogica italiana nel 1873, la Società delle Giovani Italiane nel 1873, la Società Italiana di Storia e Archeologia di Firenze nel 1875, l'Accademia “Araolla” di Cagliari nel 1876, l'Accademia Imperiale di Archeologia di Mosca nel 1884, la Società “British Athenorum” di Londra nel 1894.

Il decreto reale 12 maggio 1866 elevò il Luigi Maggiulli a Cavaliere dell'Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro, quello del 10 settembre 1894 lo nominò Cavaliere Ufficiale della Corona d'Italia, l'altro, dell'8 dicembre 1897, lo elevò a Commendatore della Corona per meriti letterari e scientifici. Egli ricevette inoltre la cittadinanza onoraria del Comune di Otranto nel 1893 e fu l'unico cittadino di Terra d'Otranto ad avere l'onore, il 21 luglio 1874, ad essere invitato a partecipare con i suoi scritti al Comitato Letterario di Avignone per il V Centenario della nascita del Petrarca. Nella seconda metà dell'800 e nei primi anni del '900, in tutta Terra d'Otranto non nacquero Società Operaie, Agricolo-Operaie ed altre, che non vedessero il Murese come socio.



Le opere scientifico-letterarie

Luigi Maggiulli s’impegnò molto nella ricerca storica ed archeologica sulle origini del Salento. La prima opera che diede alle stampe fu la “Necrologia di Giuseppe Ferramosca di Muro ”, in cui tracciò la figura e l'opera del noto medico-chirurgo e ostetrico murene, del quale scrisse che fu «filosofo e letterato modesto / la cui vita / nota per fortezza di animo / per profondi studi sulla scienza / con assidua opera / sostenne ed onorò la Patria» (cfr. L. M., “Necrologia di G. Ferramosca di Muro”, Tipografia Garibaldi, in-8° oblungo, Lecce, 1867, pp. 16).

A questa prima pubblicazione seguì una “Lettera aperta all'illustre Duca Sigismondo Castromediano”, pubblicata integralmente sul «Cittadino Leccese», con la quale comunica al patriota salentino di «coltivare lo spirito con studi, (per i quali) scrisse una monografia della (sua) patria, ed un piccolo cenno, non ancora compiuto sulla “Nummografia salentina ”, con un breve ragguaglio storico delle città che tennero zecca nei tempi antichi greci, romani, svevi, aragonesi, ed angioini, ed infine altri piccoli lavoretti da nulla». Con la stessa lettera il Maggiulli comunicava al Castromediano di avere ritrovato alcune scritte messapiche, grazie alle quali si diceva «certo che è del decoro dei moderni Salentini di far rivivere le vetuste loro glorie, d'illustrare i monumenti, decifrarne gli antichi linguaggi, raccontarne la storia, interpretarne la nummografia, e dopo tutto ciò sviscerare la glossografia popolare, raccogliere e dare alle stampe lavori filosofici, storici, filologici, ecc. ecc. della Provincia. Uniscansi - continuava oltre - in fratellevole consorzio gli amanti di tali studi, vicendevolmente si aiutino nello scabroso cammino, e faranno opera di sentito patriottismo». La risposta del Castromediano non si fece attendere e sullo stesso numero del giornale esortò il Murese a pubblicare «i suoi lavori già compiuti» (cfr. «Il Cittadino Leccese», anno VII, n.3, 10 maggio 1867).

Maggiulli si mise all'opera e in soli tre anni, dal 1867 al 1870, completò la “Monografia numismatica della Provincia di Terra d'Otranto ” (Tipografia Garibaldi, Lecce, 1871), opera che, non appena vide la luce, fu immediatamente recensita dal «Corriere di Gallipoli», dove si scrisse che «l'erudito scrittore, appoggiandosi all'autorità dei più accreditati archeologi e valenti numismatici, è giunto a diffondere più viva luce sulle antiche vicende della nostra terra natale, e segnatamente sulle antichissime città, venerando avanzo di vetusta grandezza, Taranto, Brindisi, Lecce, Oria, Ceglie, Balesio, Carovigno, Otranto, Ostuni, Gallipoli, Manduria, Ugento, Soleto, Nardò, Vereto, Galatina, di cui classifica le monete delle rispettive zecche» (cfr. «Corriere di Gallipoli», anno I, n. 21, 16 aprile 1870).

Anche il periodico «Brindisi», giornale dell'omonima città, recensì l'opera del Maggiulli con un articolo di Pietro De Simone (in sigla P. D.), galatinese, professore ginnasiale nelle scuole brindisine, che scrisse: «Fatti, fatti noi dobbiamo oggi desiderare se veramente amiamo la gloria della nostra terra natìa. E fatti ci porge l'operetta del signor Maggiulli. Ogni moneta che egli ci descrive è già per se stesso un fatto parlante, una bella pagina della nostra storia, una viva immagine del pensiero dei nostri più antichi cittadini […] Quante memorie! Quanta storia! Insomma egli è certo che ogni moneta, ogni medaglia che ci descrive è potente incentivo a farci tosto schierare innanzi alla mente la storia del nostro paese» (cfr. «Brindisi», anno II, n. 52, 24 aprile 1870).

Anche il «Giovambattista Vico» (cfr. anno II, n. 10, 10 maggio 1870) di Napoli recensì l'opera del Maggiulli, riportando integralmente l'articolo di Pietro De Simone, mentre il «Cittadino Leccese» uscì con un lungo saggio-articolo a firma dello stesso Castromediano il quale, dopo aver descritto puntigliosamente il contenuto del libro, si chiedeva: «se mai [con quest'opera] il Maggiulli raggiunse la perfezione? No! Francamente - si risponde il Castromediano - e l'autore, il mio dotto amico, di leggieri mel concede, essendosene egli medesimo accorto, per cui già prepara una seconda edizione [quella appunto del 1871] più studiata e più completa. Domandiamo di più? - si chiede ancora il Duca di Cavallino - son veramente dei nostri luoghi tutte le medaglie descritte nella “Monografia ”? Per ragioni intimamente da me sentite, ma che non so ripetere, inclino pel sì. Molti numismatici anche per tali le scopersero e le stabilirono; ma vi ha di coloro che durano nelle dubbiezze, e negano. Riuscirebbe di somma importanza a noi se alle pruove finora addotte altre se ne aggiungano più convincenti ed ineluttabili. L'autore è abile abbastanza per rendere quest'altro servizio alla patria. Tale operetta era necessaria? - si domanda infine il Castromediano. Sì, perché mancava. Fu bene accolta? Lo prova la stessa esaurita edizione di 200 copie in soli dieci o dodici giorni» (cfr. «Il Cittadino Leccese», anno IX, n.43, 3 giugno 1870).

La “Monografia numismatica” fu infine recensita da «Civiltà Cattolica» (cfr. «La Civiltà Cattolica», XXI, vol. 11, Roma 1870) in una sua speciale sezione bibliografica.

Contemporaneamente al lavoro per la seconda edizione della “Monografia numismatica”, più completa e riveduta su consiglio del Castromediano, Luigi Maggiulli pubblicò una seconda lettera aperta ad Enrico Lupinacci, anch'essa apparsa sullo stesso numero del «Cittadino Leccese» (cfr. «Il Cittadino Leccese», IX, n.43, 3 giugno 1870) col titolo “Le Caverne di Leuca”, in cui, partendo dalla recensione sull'opera antropologica e archeologica di Ulderico Botti, egli gettava nuova luce sulla situazione di alcune caverne del Basso Salento tutt’ancora da essere esplorate.

Nel 1871, ancora per i tipi dell'Editrice Salentina e per la Collana di Salvatore Grande, con la collaborazione di Sigismondo Castromediano, Maggiulli pubblicò “Le iscrizioni messapiche”, corredate da dieci tavole illustrative. Questo suo studio fu subito recensito dal «Bollettino dell'Istituto Germanico di Roma», dal «Brindisi», dal «Cittadino Leccese» e, qualche anno dopo, anche dal «Partenope» di Napoli (cfr. «Brindisi», III, n.4, 2 novembre 1871; «Il Cittadino Leccese», del 18 ottobre 1871; «Partenope», nn. 5/6 del 1878).



Monografia di Muro Leccese

Nel 1871, Luigi Maggiulli pubblicò l'opera per la quale aveva speso molte energie e l’intera sua vita, la “Monografia di Muro Leccese” (ristampata nel 1984 dalle Edizioni del Centro di cultura sociale e ricerche archeologiche "San Domenico" di Muro Leccese, Editrice Salentina, Galatina 1984, pp. XXI-XL).

A proposito di quest’opera, Mario De Marco, curatore della riedizione, ebbe a scrivere: «Divenuta ormai un’edizione rara e pressoché introvabile, la “Monografia di Muro Leccese” fu pubblicata, in 16°, nel 1971, dalla Tipografia Editrice Salentina di Lecce. Lo studio, di 301 pagine, costituiva il vol. XIX della “Collana di opere scelte edite ed inedite di scrittori di Terra d’Otranto”, ideata e diretta da Salvatore Grande. Tale Collana, osserva Michela Pastore [cfr. “Saggio di Bibliografia salentina ”, Mandria, 1962, pp. 50.-60), “rappresentò un interessato e riuscito tentativo di dare alle stampe una raccolta degli scritti più importanti della nostra Regione”. Tale intento ha avuto un certo seguito con le iniziative del Centro Studi Salentini di Lecce e con le pubblicazioni degli editori Capone (Cavallino) e Congedo (Galatina), i quali per la più parte hanno dedicato e dedicano la loro attività alla diffusione di studi di storia patria. i ventidue volumi della Collana diretta da Salvatore Grande uscirono tra il 1867 ed il 1873. Tuttavia la loro edizione non seguì alcun criterio né contenutistico né cronologico, ma di volta in volta furono scelti autori ed opere ritenuti interessanti e meritevoli di essere diffusi. La “Monografia di Muro Leccese ”, data alle stampe dal Maggiuli (Muro Leccese, 1828-1914) all’età di 43 anni, viene ora finalmente ripubblicata a cura del centro di Cultura Sociale “. Domenico”, sorto nel 1980 e si offre non solo agli abitanti di Muro ma ai Pugliesi tutti, restituendo il suo notevole apporto per la conoscenza delle memorie patrie e per l’acquisto di quella identità storico-sociale in cui oggi il Salento ampiamente si scopre e si riconosce» (Muro Leccese, 1984, pp. VII-VIII).

Fu ancora il «Brindisi» (cfr. anno IV, n.2, 10 marzo 1872) a dare la notizia, mentre «La Civiltà Cattolica» di Roma la presentò scrivendo che «scarse per ventura sono le memorie dei tempi antichi di Muro Leccese; ma queste con molta cura raccolte dal Ch. Cavaliere Luigi Maggiulli, sono dal medesimo con accurata critica illustrate e disposte nella presente “Monografia”. È un atto di bell’amore di patria, il quale se tutti coloro che ne hanno facoltà, imitassero in egual modo per la patria loro, gran lustro ne verrebbe, non meno alle storie delle singole città, che all'universale d'Italia» (cfr. «La Civiltà Cattolica», anno XXIII, serie VIII, vol. VI, quaderno 524, Roma 1872).

Dal 1871 al 1876, Luigi Maggiulli non diede alle stampe nessun'altra opera e, per quante ricerche fatte sinora, non è stato rintracciato neanche un intervento su alcun giornale. In quegli anni sembra che il Murese si dedicasse esclusivamente a tessere una rete di corrispondenze con i più prestigiosi studiosi del tempo. Solo nel 1876, egli diede nuovamente alle stampe una pubblicazione. “Documenti storico-municipali che riguardano Maglie ” (Tip. Garibaldi, Lecce 1876).

Nel 1879 sue pubblicazione appaiono sulla stampa locale riguardanti “I nostri Municipi. Lettere critico-economiche ”. Si tratta di otto lettere che il Maggiulli pubblicò su «Il Risorgimento di Lecce» (cfr. anno IV, nn.7, 8, 11, 13, 21, 27, 28, 30, 1879).

E così andò avanti per tutto il 1879, fino a quando, cioè, non scompare nuovamente e si confina nella sua Muro, intento a riordinare le carte, a studiare i menhir e i dolmen dei paesi vicini, ad esercitarsi a piccoli scavi archeologici insieme agli amici della Commissione per gli scavi di Terra d'Otranto, in particolare con Luigi G. De Simone, Cosimo De Giorgi e Sigismondo Castromediano, per conto del quale comincia a comprare oggetti antichi da sistemare nell'istituendo Museo di Lecce.

Nel 1887, sul n. 3 di «Cultura Salentina», apparve pubblicata la “Biografia di Pompeo Delli Monti ” e, sempre sulla stessa rivista, l'anno dopo, pubblicò “Bonafede Gerunda, o Lecce nel 1799 ”. Ricordo storico, che il suo amico Vito Domenico Palombo (Calimera 1854-1918) trasformò in opuscolo, dandolo alle stampe nella stessa sua città.

Nel 1889, in occasione della visita di re Umberto I, assieme ad altri studiosi salentini, pubblicò un opuscolo illustrato con diversi suoi saggi: “Giurdignano, il Cenobio Brasiliano e la Basilica delle Cento Porte ”; “Otranto. Cattedrale e Monte della Minerva ”; “Castro. Il Castello ”.

L'attività di Luigi Maggiulli, in quel momento, sembrava non avere più pause. Una dietro l'altra diverse pubblicazioni videro la luce sotto forma di opuscoli: “Polimetro per l'onomastico della Signora Contessa Luisa Frisari-Tamborrino ” (Tip. Ed. Salentina dei Fratelli Spacciante, Lecce 1890); “Sigillo della Chiesa MetropoIitana di Otranto ” (Tip. degli Eredi Simone, Lecce, 1891); e “Per le nozze di Serena Garzia” (Tip. Vecchi, Trani 1891) offre l'opuscoletto con l'elenco dei Governatori di Terra d'Otranto dal 566 al 189119.



Otranto. Ricordi

Finalmente, nel 1893, il Maggiulli diede alle stampe una delle sue opere fondamentali per la conoscenza della storia del Salento: “Otranto. Ricordi” (Tip. Cooperativa, Lecce, 1893, pp. 474).

Per la stesura di questa monumentale opera, il Maggiulli aveva lavorato per più di trent'anni. Si tratta di un vero e proprio capolavoro del Murese. Il libro ricevette unanimi consensi e apprezzamenti e subito fu recensito da «La Civiltà Cattolica» con le seguenti considerazioni: «L'opera è divisa in tre parti: storia politica, religiosa e municipale di Otranto. Nella prima, il Ch. Autore non divaga, come fanno tanti altri scrittori, pei quali il loro Municipio sembra esser solo un'occasione per fare lunghi discorsi di Storia generale; ma è sobrio e discreto. Nella medesima parte ci sono importanti notizie sopra alcuni momenti, sulle famiglie più notabili e delle scuole antiche e moderne della città. Nella seconda parte (storia religiosa) è la serie degli Arcivescovi, con una succinta notizia delle loro gesta attinte a buone fonti, con cenni sui monasteri delle città, ed una relazione sul grande avvenimento che forma la più bella gloria di Otranto, cioè il martirio incontrato il 14 agosto 1480 da ben 800 cittadini di Otranto, che preceduti dal loro Arcivescovo preferirono morire, anziché abbracciare l'immonda setta di Maometto. La terza parte (storia municipale) si stende sopra gli Statuti della città. Una buona parte del volume è destinata ai documenti, dei quali usò l'Autore nel corso della sua storia. Alla fine si trovano varie carte, che danno la pianta di Otranto, diverse monete, ed il fac-simile del Codice CCXVI della Biblioteca dell'Università di Torino, che riguarda San Nicola di Casole. Come si vede tutto il lavoro è sodo e di buon polso, e vi si ammirano la perspicacia ed il giudizio dell'Autore nella disamina dei fatti, ed il suo bell'animo di schietto e vero cattolico. Chiudiamo con due piccole osservazioni - conclude la recensione della rivista - che nulla tolgono al merito dell'Autore. A pag. 334, con un punto di domanda, esprime il dubbio se sotto l'indicazione O. Card. di S. Maria in via Lata, venga designato il Card. Ottaviano Ubaldini. Il dubbio non ha ragione di essere (V. POTTHAST, Regesta Pont., Roma, 11, 1473). La bolla d'Innocenzio Clara devotio, del 21 gennaio 1252 è detta inedita. Essa fu pubblicata dal Rainaldi» (cfr. «La Civiltà Cattolica», anno XLV, serie XV, vol. IX, quad. 1049, 3 marzo 1894, p. 602).

Anche la stampa locale si interessò alla suo libro: lo recensirono «Il Vessillo Cattolico» (cfr. anno II, n. 11, Lecce 18 marzo 1893); «Il Maglie Giovane» (cfr. anno I, n. 7, 5 novembre 1893); «Il Corriere Meridionale» (cfr. anno IV, n. 40, Lecce, 2 novembre 1893).

Proprio quell'anno 1893, a Maglie aveva visto la luce il giornale «Il Maglie Giovane», diretto da Achille Pellizzari. Maggiulli ne divenne subito uno dei più assidui collaboratori, pubblicando su di esso i seguenti articoli: “Antonio De Ferraris, detto iI Galateo ”; “La Biografia di Capece Francesca, Duchessa di Maglie ”; “Lettera aperta al prof. Carl Diehl a Nancy ”; “Lettera di risposta a Carl Diehl ”. Questa corrispondenza è tratta delle “Memorie su S. Nicolò di Casole ”; la “Biografia di Oronzo Pasquale Macrì ”; quella di “Oronzo De Donno, seniore, di Maglie ” (cfr. «Il Maglie Giovane», anno I, nn.3-12, 1893).

Sul «Messaggero Salentino» recensì invece “Superstizioni, pregiudizi e tradizioni in Terra d'Otranto ”, con una lettera aperta al prof. Giuseppe Gigli di Manduria, che ne era l'autore (cfr. «Messaggero Salentino», anno III, n. 12, Lecce, 13 aprile 1893).

Nel 1893, Luigi Maggiulli ha già 65 anni e i suoi interessi storici e scientifici si infittiscono sempre più. A chiunque sarebbe parso duro mettersi a scrivere una nuova storia municipale, non questo accadde però al Murese, il quale si mise al tavolo di lavoro e, in soli tre anni, dal 1893 al 1896, compose la splendida “Monografia di Castro ” (Tip. Pietro Galatino, Galatina, 1897).

La rivista dei Gesuiti «La Civiltà Cattolica» recensì questa nuova opera scrivendo che essa, «oltre all'importanza speciale che ha per la città di Castro nel leccese, aiuta a conoscere le molteplici e luttuose vicende storiche delle Province Meridionali d'Italia» (cfr. «La Civiltà Cattolica», serie XXVII, vol. II, quad. 1861, Roma l898).

Nel 1896, Maggiulli diede alle stampe l'opuscolo “Cenni biografici del prof. Deodato Rao di Miggiano ” (Tipografia Lazzaretti, Lecce, 1896), e sulla «Gazzetta delle Puglie» fece pubblicare una “Lettera aperta diretta al Direttore riguardante la nomina da farsi del Direttore del Museo di Lecce ” (cfr. «Gazzetta delle Puglie», anno XVII, n. 4, Lecce, 30 gennaio 1897).

Nel 1903 iniziò la collaborazione con la «Rivista Storica Salentina», sulla quale pubblicò i seguenti articoli: “Il Commercio di Otranto ”; “Un profeta salentino del secolo XIII ”; “Studenti e Professori Salentini nell'Università di Padova ”; “Le Costituzioni politico-amministrative salentine ” (cfr. «Rivista Storica Salentina», anno 1903, Fascicoli 2°, 3°, 6° e 7°).

Nel 1905 il Maggiulli è ormai in età avanzata: ha già compiuti 77 anni, ma ancora la forza di dare alle stampe alcune sue ricerche biografiche e municipali, fra cui queste: “Biografia di Nicola De Donno ” (Ed. Salentina, Lecce, 1905); “Biografia di Achílle De Donno ” (Ed. Salentina, Lecce, 1905); “Morciano ed i suoi tempi più notevoli ” e “Colonie in Terra d'Otranto ”, entrambi pubblicati nell'opera collettanea “Per le feste del Gonfalone di Lecce ” (giugno 1896).



Gli inediti

Luigi Maggiulli visse fino all’età di 86 anni, 60 dei quali dedicati interamente alla cura delle sue opere. Ebbe perciò il tempo di pubblicare quelle che più aveva a cuore, tant'è che lo stesso figlio Pasquale, anch’egli sulle stesse orme scientifico-letterarie del padre, non mostrò in seguito alcuna urgenza di raccogliere gli altri suoi scritti per far vedere loro la luce, o perché erano rimasti incompiuti o perché si trattava soltanto di revisioni o approfondimenti di testi già pubblicati.

Pertanto, Luigi Maggiulli ha lasciato alcune opere inedite meritevoli di essere qui menzionate, fra cui una “Bio-bibliografia Salentina ” incompiuta, una “Monografia su Maglie ed i suoi più notevoli ricordi ”, in parte pubblicata in articoli sparsi, una “Illustrazione sopra un vaso ritrovato in Muro nel podere Giallini 1'8 dicembre 1859 ”, che egli aveva spedito per la stampa all'Istituto Archeologico Germanico di Roma, e che tuttavia non vide la luce, una “Illustrazione sopra una statuetta di bronzo, un vaso frammentato, ed un'iscrizione messapica ritrovata in Muro ”, relazione anch'essa spedita per la stampa all'Istituto Germanico di Roma, che ne fece solo una comunicazione sul proprio «Bollettino» (cfr. «Bollettino», n. XI, 1859, p. 213).

Oltre a questi lavori citati, egli ha lasciato ancora inedito i seguenti saggi: “Discorso tenuto nella sala della Società Agricola-Operaia ‘Pasquale Ruggieri’ di Nociglia ”; “Modeste ricordanze per la dolorosa occorrenza del trentesimo giorno della morte di Salvatore Frisari dei Duchi di Scorrano e Conte di S. Cassiano ”; “Il passato, il presente, il futuro Parlamento, conferenza letta dal Maggiulli nel Circolo Cittadino ‘L'Unione’ di Maglie il 18 novembre 1883 ”; “Brevi cenni sulla Cattedrale di Ugento ”, che egli spedì per la stampa al Vicario Gigli di Ugento nel 1877, ma che non vide la luce, e probabilmente si trova ancora negli archivi di quella Diocesi. Altri scritti inediti sono: “All'Illustrissimo Monsignor Fra Rocco Cocchia, Arcivescovo di Otranto. Omaggio poetico ”, scritto che il Maggiulli inviò ad Otranto il 20 aprile 1884 e anch'esso ancora conservato negli archivi della Cattedrale idruntina; “Bozzetti storici sui PP. Cappuccini nati in Terra d'Otranto, che presero parte alle Missioni Cattoliche ”, articolo inviato all'Arcivescovo di Otranto e da questo utilizzato, citandone la fonte, nell'opera “Le missioni cattoliche di Rocco Cocchia ”; “Lettera con osservazioni critiche su di un'iscrizione messapica ”, che il Maggiulli inviò il 2 agosto 1898 al segretario dell'Istituto Archeologico Germanico di Roma per una eventuale pubblicazione e che sicuramente oggi è ancora presso quegli archivi. “Quarant'anni di governo acefalo, i passati ed il presente Parlamento ”, relazione tenuta nel Circolo di Maglie il 12 aprile 1902; “Genesi storica di Terra d'Otranto ”, conferenza tenuta a Maglie nella sala del Collegio Capece il 19 dicembre 1902.



I corrispondenti e i biografi

Luigi Maggiulli, storico, letterato, archeologo, numismatico, conferenziere e polemista, ebbe assidue corrispondenze nell’arco della sua attività letteraria e scientifica. A partire dal 1859, e fino all'anno della morte, mantenne contatti epistolari con numerosi illustri personaggi stranieri, nazionali e locali: con Giulio Henzen, segretario dell'Istituto Archeologico Germanico di Roma; con Enrico Brunn, altro segretario dello stesso Istituto; con Ernesto Curtius, archeologo e filologo tedesco di fama internazionale; con Ferdinando Gregorovius, storico; con Teodoro Mommsen, altro storico e padre della moderna epigrafia; con Armando De Quatrefages, naturalista e archeologo, nonché membro dell'Istituto Archeologico Francese di Roma.

Corrispose inoltre con Giulien Gay, anch'egli membro della Scuola Francese di Roma; con Carlo Diehl, membro della Scuola Archeologica Francese di Atene; con Francesco Lenormant, membro dell'Istituto di Francia, a Parigi; con l'abate gesuita Antonio Bresciani, storico e letterato; con Giulio Minervini, archeologo e numismatico di Napoli, fondatore di numerose Accademie.

Ancora, ebbe sodalizio epistolare con Giustiniano Nicolucci, antropologo e archeologo dell'Università di Carpi; con Domenico Promis, bibliotecario e conservatore del "Medagliere del Re"; con Giovanni Bovio, economista e statista, ingegnere a Roma; con Felice Bernabei, archeologo di Roma; con Camillo Boito, architetto e storico dell'arte di Roma; con Carlo Padiglione, genealogista e storico dell'arte di Napoli; con Giovanni Spano, senatore, storico e celebre archeologo di Cagliari; con Luigi Pigorini, archeologo e professore di archeologia preistorica, direttore del Museo Nazionale preistorico ed etnografico di Roma; con Angelo De Gubernatis, filologo, linguista e biografo di fama internazionale; con Giovanni Cozza-Luzi, bibliotecario della Vaticana; con Nicola Barone, sotto-archivista di Stato, Napoli; con Camillo Minieri-Riccio, archeologo e storico di Napoli.

La serie delle sue corrispondenze coinvolge anche Bartolomeo Nogara, messapografo di Milano; Giulio Carocci, giornalista e critico d'arte di Firenze; conte Luigi De Castellinard, segretario dell'Ordine Mauriziano di Roma; Rinaldo Ruschi di Pisa, letterato; Adolfo Parascandolo di Napoli; patriota Agostino Bertani di Genova; numismatico Padre Gaetano Foresio di Cava dei Tirreni; Angelo Angelucci, storico di Torino; Federico Nicolai, letterato di Firenze; Ettore Pais, archeologo di Pisa; Giustino Fortunato, deputato meridionale e storico; Sigismondo Castromediano, patriota del Risorgimento salentino e suo amico personale per lunghi anni.

Questo elenco potrebbe continuare, poiché sono stati veramente tanti gli uomini illustri che intrattennero rapporti epistolari con il Murese che, ancor vivente, venne biografato più volte. Della sua vita e della sua opera letterario-scientifico scrissero il prof. Paolo Zincada nella sua “Bio-bibliografia generale italiana ” (Tipografia P. Zincada, Firenze, l887, pp. 109-110); Nicola Bernardini in “Scrittori Salentini. Note bio-bibliografiche ” (Tipografia Campanella, Lecce 1889, pp. 56 58); Angelo De Gubernatis nel suo “Dictionnaire International des Ecrivains du jour ” (Louis Niccolai Editore, Firenze 1891, p. 1413); Domenico Giusto nel “Dizionario bio-bibliografico degli Scrittori Pugliesi viventi ” (Tipografia L. De Bonis, Napoli, 1883, pp. I23-26).

Notizie biografiche di Maggiulli diedero anche diversi giornali, fra i quali: «L'Avvenire» di Maglie» (cfr., «anno I, n. 31, Maglie, 28 novembre 1897); «La Gazzetta delle Puglie» (cfr. anno XVII, n. 38, Lecce, 4 dicembre l897); «Il Corriere di Napoli» (cfr. anno XXVI, n. 34, 1-2 dicembre 1897); «Il Propugnatore» (cfr. anno XXXVII, n. 43, Lecce, 8 dicembre 1897); «Il Corriere Meridionale» (cfr. anno XII, n. 43, 12 dicembre 1901); «L'Unione Lombarda» (cfr. anno I, Milano 18 giugno 1904).

E inoltre, è citato e biografato da Amilcare Foscarini, nel suo “Saggio di un Catalogo Bibliografico degli Scrittori Salentini ” (Lazzaretti Ed., Lecce, 1894, pp. 184-85); da Giuseppe Gigli nella sua opera “Lo stato delle lettere in Terra d'Otranto ” (Tipografia Salentina Spacciante, Lecce, 1890, p. 25); e da Teodoro Rovito, nel “Dizionario dei Letterati contemporanei ” (Napoli, 1907, p. 150).

La morte

Nel 1914, quando il 20 maggio, all'età di 86 anni, morì nella sua Muro, Luigi Maggiulli aveva accanto al letto funerario i soli figli Pasquale e Giuseppe. L'adorata moglie Leonetta era morta molti anni prima di lui, nel giugno 1899, e così era accaduto anche alla sua sfortunata e amata figliola Giuseppa, morta trentenne qualche tempo prima della madre.

Tutta Muro pianse la morte del suo illustre figlio e la notizia del luttuoso evento si propagò veloce nel resto di Terra d'Otranto e nel Paese intero. Ci furono attestati di stima e ammirazione di cui il Murese aveva sempre goduto. Diversi giornali e riviste pubblicarono necrologi. Il giornale «La Democrazia», di Lecce, lo ricordò con queste parole: «Luigi Maggiulli appartenne alla esigua ed infaticabile schiera di coloro che - animosi ed amorosi - seppero svegliare dai silenzi delle tombe e dagli archivi le memorie della famiglia Japigia e ricondussero intellettualmente la terra di Archita e di Aristossene, di Ennio e di Pacuvio, di Galateo e di Vanini, di Briganti e di Palmieri, di Romano e di Pisanelli, al seno palpitante della patria risorta […] Insieme a Francesco Casotti, a Sigismondo Castromediano, a Luigi G. De Simone, a Giacomo Arditi e a Cosimo De Giorgi, [egli] ha la gloria di avere disvelato a noi stessi le glorie e le miserie, i miti e le leggende, i ricordi e le speranze di nostra gente, e di avere portato anche oltre i confini della patria il fascino irresistibile di una storia e di un'arte, in cui si fondono gli elementi più varii dell'etnografia, della coscienza e della bellezza [...]. L'opera del Maggiulli - conclude «La Democrazia» - è varia, multiforme, complessa, tale da destare maraviglia e venerazione» (cfr. anno XV, n. 18, Lecce, 22-23 maggio 1914);

Il giornale «Cronache Salentine» scrisse che Luigi Maggiulli fu «uomo insigne per dottrina, lasciando di sé imperituro ricordo in varie opere pregevolissime che illustrano la nostra Provincia. Storico, archeologo, numismatico, uomo politico, il Comm. Maggiulli è stato larghissima parte della vita pubblica del Salento ed ha fatto parte di quella schiera preclara di uomini che hanno collaborato pel nostro Risorgimento. Ogni altra lode alla memoria dell'illustre patriota e scienziato riesce inutile» (cfr. anno III, n. 18, Lecce, 23 maggio 1914).

Il giornale «La Provincia di Lecce» scrisse: «Mercoledì mattina... si spegneva serenamente il Comm. Luigi Maggiulli, uno dei più illustri nostri scrittori di storia e archeologia, e uno degli ultimi superstiti di una piccola schiera di studiosi che mezzo secolo fa formavano, senza averne il riconoscimento ufficiale, una specie di Società di Storia Patria» (cfr. anno XX, n. 20, Lecce, 24 maggio 1914).

Il giornale «Terra d'Otranto» riportò la notizia ricordando ai suoi lettori che «i libri di [L. Maggiulli] trattano dell'architettura e della cultura messapiche, delle origini della colonizzazione greca e romana, del dominio bizantino, normanno, svevo e aragonese, delle incursioni barbariche, degli avanzi bibliografici ed artistici del Rinascimento [... libri] che sono di grande meraviglia e venerazione» (cfr. il giornale del 26 maggio 1914).

Il giornale «Il Corriere Meridionale» pubblicò in prima pagina un necrologio redatto da Pietro Palumbo, il quale scrisse che era morto «il Nestore degli scrittori salentini... [e che l'ambiente e il tempo in cui visse e operò il Maggiulli] era stata un'epoca luminosa, quella costituzionale riboccante di inni, di bandiere e di speranze, nella quale l'entusiasmo aveva affogato gli studi seri e positivi; poi il dodicennio aveva annientato, annebbiato maggiormente le intelligenze giovanili; poi nel '60, quando i martiri alzarono il capo dal sepolcro, e si fece l'Italia, e ritornò il sentimento patrio, ed un socio animatore risollevò anche i buoni studi trascurati e tralignati. In Terra d'Otranto rinacque la coscienza di conoscere la propria Storia. Due secoli innanzi questa, ultimo segnacolo dell'Umanesimo togato romano, aveva assunto forma di leggenda mercé l'opera del Palma e del Tafuri. Era nata la Cronaca fatta a disegno o interpolata, destinata a documento di future elucubrazioni. Subito sorse un manipolo di studiosi, decisi a riesaminare le fonti storiche e fondare una nuova e sincera scuola storica salentina. Primeggiarono il Maggiulli, il Castromediano [...] il barone Casotti. Più tardi anche Cosimo De Giorgi, Luigi De Simone. Si cominciò a frugare i vecchi e polverosi archivi, a studiare l'ubicazione di Rudia, ad esumare vasi messapici e pergamene. Spuntò in embrione il pensiero di una Commissione Conservatrice dei Monumenti, delle Relazioni periodiche di archeologia, di un Museo [...] Il Maggiulli - continua oltre il Palumbo - vi soffiò dentro spendendo tutta la sua attività nel miglioramento di tali imprese. Si può dire, senza far torto alla memoria del buon Castromediano, che il Museo fu iniziato ed ingrandito per opera del Maggiulli [...] I primi (suoi) studi abbracciarono specialmente le memorie della sua Muro [...] e poi quelle della Provincia con la raccolta di quelle iscrizioni messapiche, non dissepolte dal Mommsen, come vorrebbero i Tedeschi, ma da uno deí nostri scienziati quale fu il giudice Tomasi [...] Né il Maggiulli si fermò a queste dotte monografie, ma continuò con alacrità, con impegno straordinario, sino agli ultimi suoi tempi, quando dalla sua Muro, dove si era confinato, tra il profumo delle opulenti campagne, manteneva gli entusiasmi giovanili dei suoi primi studi» (cfr. «Il Corriere Meridionale», anno XXV, n. 21, 28 maggio 1914).

Il giornale «L'Ordine» pubblicò un articolo di Luigi Maroccia, il quale ricordò il Maggiulli come una «mente eletta, galantuomo del vecchio stampo, nobile figura che compendiava, come in una triade sacra, quel che di meglio possa rifulgere in un uomo, cioè integrità di vita, culto alla scienza, affetto alla patria [...] Per noi del Salento - scriveva ancora il Maroccia - con Maggiulli si è spenta una gran luce, una delle luci più smaglianti che in quest'ultimo trentennio abbiano brillato nel periodo intellettuale del movimento storico di questa classica regione pugliese. Egli non è più: e la funerea parola trova un'eco dolorosa in tutte le anime innamorate del bello, si ripercuote, come rintocco di mestissima squilla in quanti ravvisarono in lui un uomo impareggiabile per la mite dolcezza del carattere, per l'acutezza mirabile dell'ingegno, per la vasta e soda cultura, studiosamente e volontariamente celate nelle amabili divagazioni di un conversare piacevole e arguto» (cfr. anno VIII, n. 20, Lecce, 29 maggio 1914).

Il giornale «La Gazzetta delle Puglie», con un articolo a firma di Simplicio ricordò il Maggiulli in prima pagina: «Morto il Duca Castromediano, che fondò il nostro Museo […], Luigi Maggiulli meritava d'essere invitato a succedergli senza le formule del concorso. Ma l'ignavia degli incoscienti lo trascurò, e se non sbagliamo, attraversò questo suo giusto desiderio. Resta però il fatto che nessuno meglio di lui meritava l'onore di succedere, in quel posto, al Duca Castromediano [...]. Egli non si ribellò [...]. Continuò a lavorare tranquillo nella sua casa ospitale [...] Che non sia tardi - si auspicava Simplicio - ad erigere un busto marmoreo all'illustre estinto, non nel suo piccolo paesello, Muro Leccese, ma qui in Lecce, nel Capoluogo della Provincia, poiché Luigi Maggiulli compì i suoi lavori, le sue opere col fine di farne onore all'intiera provincia» (cfr. «La Gazzetta dette Puglie», anno XXXIV, n. 20, Lecce, 30 maggio 1914).

Il giornale «Il Martello», organo dell'omonima libreria leccese, infine, sotto la rubrica "Figurine dei tempi passati" e a firma di Pietro Palumbo, scrisse lamentandosi che «sotto l'impressione dolorosa della notizia della morte di questo valentuomo, la stampa ne ha parlato in modo fuggevole ed in fretta, in guisa che il profilo di lui ne è uscito ristretto ad un solo lato, quello del contributo da lui portato alle cognizioni storicbe della nostra regione. Senza dubbio questo è uno dei lati più simpatici della sua vita; perché sotto le sue continue ricerche è venuta fuori gran copia di documenti per lo innanzi o dispersi o dimenticati [...]. Tutti conoscono il Maggiulli storico, il Maggiulli archeologo - afferma Palumbo - pochi o nessuno sa il cuore ch'egli ebbe come negli anni suoi più virili ebbe animo fermo, temprato a sentimenti di patriottismo di buona lega, e carattere adamantino. Era un uomo tutto di un pezzo. Un moderato di quelli di cui si cominciava a perdere, sin d'allora, la stampa; onesto, di convincimenti chiari, accessibile ed amico anche degli avversari» (cfr. «Il Martello», anno X, n. 15.3, Lecce, 6 giugno 1914).

È probabile che altri giornali o riviste abbiano ricordato il Maggiulli, ma quello che ho sopra riportato suppongo essere sufficiente a dimostrare la notorietà, almeno dalle nostre parti, di cui il Murese godette. I suoi studi non caddero del tutto nel dimenticatoio, in quanto fu suo figlio Pasquale a darne continuità, contribuendo prima con nuovi e ricchi studi sulla Terra d'Otranto, quindi riuscendo nella difficile opera di conservazione di tutto il patrimonio culturale della famiglia.

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