venerdì 30 novembre 2007

La Favola Salentina di Matteo Fraterno.

Un esperienza di arte relazionale nel Salento.

di Mauro Marino

C’è un luogo poco lontano da Lecce, nelle campagne tra Galugnano e San Donato, che condensa in sé un equilibrio ancora antico. Sospeso, di pietre, troviamo un sistema di architetture rurali ancora integro, denso di energie evocative: menhir, muretti a secco, il piccolo santuario della Madonna della Neve, il loro apice simbolico è rappresentato da due meravigliosi pagliari. Maestosi, di fine fattura, dotati di quei piccoli confort di saggezza contadina capaci di fare regale anche la più umile delle abitazioni. L’essenzialità e il vertiginoso salire delle pietre gli unici ingredienti di un costruire nato dalla necessità primaria di toglierle dal fastidio nei campi. Ammucchiarle per dare luogo alle coltivazioni e, in maniera funzionale, utile, recuperarle all’abitare. Questo luogo è divenuto leva d’attenzione e motivo di ricerca creativa per un viaggiatore artista, il napoletano Matteo Fraterno, giunto nel nostro Salento in cerca di suggestioni ma soprattutto di relazioni, di incontri, di scambi creativi. Questa la reale materia del suo fare, del suo costruire opere. L’arte col suo agire prefigura, significa, dove riflette mancanza, vuoto, segni di crisi. E’ nella relazione che l’ultimo operare si confronta, nel tentativo di rifondarla, di colmare ciò che la vita, nell’ ordinario quotidiano, lascia scoperto ed esposto.

Ciò che la politica, ormai usurata nel suo motivo etico, non riesce più a guidare a governare in una sincera e aperta tensione civica. In questa deriva gli artisti cercano e rifondano la loro pratica, definendo uno statuto dell’arte propositivo di modelli non più soltanto estetici. La ricerca della bellezza motiva il creare nella sua funzione sociale, nel suo divenire strumento di mediazione relazionale. L’artista agisce collocandosi, in piena scienza e coscienza, nel cuore della problematica del proprio tempo per divenire operatore d’allerta, di cambiamento. Il Salento è sponda di arrivi, accoglie e motiva ispirazioni, desideri d’operare, è nel suo carattere. Matteo Fraterno nella sua estraneità costruisce indagando. Ri-cerca unità di senso, in quei segni ormai a noi consueti. Chiede, vuol sapere, sprona la memoria, invita nell’ascolto il ricordo, per cogliere tracce, per rinsaldare legami. E il dialogo si fa piccola opera. Straniero è colui che vuol sapere, chi chiede costruendo assonanze, condivisioni, stesso sguardo. Straniero è colui che aiuta a guardare. In Matteo Fraterno la curiosità, nella sua origine campana, è la chiave della presenza, l’elemento connotante, la vèrve autrice dell’incontro. La Favola Salentina, pubblicata dall’editore Besa, con il sostegno dell’Amministrazione Comunale di San Donato – dedicata ai due pagliari delle campagne di Galugnano ed alla storia di Pantalicchio Mazzeo di sua moglie Angelica e delle loro tre figlie che lì hanno vissuto - è il primo atto di un’ opera in divenire aperta all’interazione con altre comunità (Melendugno, Calimera, Caprarica, San Donato, Copertino, Leverano), su un tratto geografico che “da mare a mare” presenta molteplici aspetti comuni che consentono una lettura articolata del territorio attraverso la quale è possibile relazionare fra loro architettura, letteratura, paesaggio e colture in un intreccio nel quale sono protagonisti gli uomini, le pietre e le loro storie. Raccontare questi paesi che orizzontalmente si incontrano senza confini, con i feudi divisi da muri a secco dove le pietre si attraggono come fossero calamite, permette l’individuazione di margini aperti per re-inventare proposte culturali ed artistiche, che sempre nascono e si sviluppano attraverso la conoscenza ed il confronto con il territorio teso a legare il passato con la contemporaneità in una tensione di unità simbolica. Un archivio della memoria vivo in interazioni sollecitate da un indagare che elabora l’incontro motivandolo e valorizzandolo in atti di creazione. Ripercorrere tracce, segnate di pensiero e di atti militanti nel loro affermare tensioni volte alla Cultura. Atti puri, altri, eccentrici ed inconsueti mirati da una osservazione generante, attiva nella lingua e nel desiderio della conoscenza. Di questo Matteo Fraterno prosegue la tradizione e la ricerca, cercando nel quotidiano, l’ispirazione al pensiero per esercitarlo poeta, interprete nella visione. Civile inoltre ad ogni vincolo. Aperto, possibile leva di mutamento.

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