lunedì 21 maggio 2007

Tu non conosci il Sud!















Andrea Aufieri

VITTORIO BODINI(1914-1970)

(la foto è di Luca Bolognese in
Salento antiche suggestioni, Congedo)


Qui non vorrei morire dove vivere/mi tocca, mio paese,/così sgradito da doverti amare;…(Qui non vorrei morire, Foglie di Tabacco, in Poesie*)Il 6 gennaio 1914 nasceva colui che può essere chiamato come tipico prodotto del Salento, un figlio di questa terra che se ne distacca arrivando ad odiarla e amarla senza soluzione di discontinuità. Si tratta, in fondo, di una terra dalle due facce, dove il tempo sembra essersi fermato all'epoca dei Borboni, anzi si potrebbe dire che la Storia abbia derubato questa terra di quel tempo : La Luna dei Borboni/ col suo viso sfregiato tornerà/sulle case di tufo, sui balconi ./Sbigottiranno il gufo delle Scalze/ e i gerani- la pianta dei cornuti -, /e noi, quieti fantasmi, discorreremo/ dell'unità d'Itala. /Un cavallo sorcigno /camminerà a ritroso sulla pianura. (La Luna dei Borboni, raccolta omonima, in Poesie, cit..)In questa terra regna un silenzio immobile, che potrebbe essere turbato solo dal baccano che un anacronistico attacco saraceno potrebbe provocare( Barocco del Sud, raccolta di prose dal titolo omonimo) e può capitare che i politici idruntini, invece di chiedersi dove siano finiti i soldi della Cassa per il Mezzogiorno, s'impuntino perché i famosi Martiri compaiano sui libri di storia ( La Puglia contro Pietro Micca, cit. Barocco…), o, allo stesso modo, i rappresentanti portatori di una civiltà chiusa, gli uomini, criticano i modi arcaici e superficiali del corteggiamento ( L'amore in Puglia ha il muso storto, Barocco…): tutto normale, se si accettano i modelli e gli standard dello Ppòppetu, stereotipo chiave dell'anima e del costume salentino, la cui caratteristica notevole è la capacità di sminuire tutto ciò che, anche se meraviglioso, lo circonda ( Vita e passione dello Ppòppetu, Barocco…).In questa apparente desolazione nasce la poetica di Bodini che, se rimeditata, contribuirebbe in modo originale alla grande poesia novecentesca, tanto più che l'artista si è reso attore delle principali avanguardie del suo secolo, dal futurismo, visto come rinnovamento- chimera dal Salento e poi abbandonato per i suoi risvolti violentemente drammatici, passando per l'ermetismo, la forma poetica da lui meno utilizzata in modo puro ed alla quale rimprovererà l'estraneità al tema della guerra così penetrata nella vita e negli animi da non poterne trascendere. Ma l'ermetismo resta, in fondo, vera matrice depositaria del suo stile. E poi le poesie neorealiste, quelle del concreto e dell'impegno e le insofferenti poesie dell'era industriale.La sua è una poetica intelligente, mai banale, che rifiuta la rima tradizionale preferendo il gioco di rime interne e omofonie, con nomi e aggettivi i cui significati e sistemazioni sono quelli reali. I componimenti dei suoi primi quarant'anni presentano versi ruvidi e spigolosi, mentre in seguito si fanno più discorsivi, struggenti e meno accessibili. La marca identitaria del suo stile è però l'uso di contrasti statici (morte/vita, luce/ombra,…) senza i quali non avrebbe potuto rendere l'ambiguità del vivere salentino e l'ambivalenza dei suoi sentimenti nei confronti della sua terra.Capitale, per la sua esperienza, è il viaggio in Spagna, dove studia da vicino lo stile, tra gli altri, di Machado, Alberti e, soprattutto, Lorca. Qui, inoltre, vi trova la stessa identità culturale del suo Sud, anche riconoscendo nel Flamenco e nella Taranta le esperienze fondanti del Sole e del Dolore ( non è lo stesso anche per il blues dei neri americani delle piantagioni sudiste?).Anche se malvoluto dall'artista, il ritorno a Lecce del '44 chiude doverosamente il cerchio della sua esperienza di vita: da qui comincia il suo impegno nella letteratura, dopo quello concreto per Giustizia e Libertà, per il Partito d'Azione e per Democrazia del Lavoro che gli era valso persecuzioni ed imprigionamento. Il Sud vorrebbe essere in primo piano in un'Italia che dovrebbe cambiare, supportato da intellettuali quali Carlo Levi, Vittorini e Scotellaro, ma con la vittoria "controllata" di De Gasperi si spera almeno in una boccata d'aria e di benessere, ma i soldi della Cassa per il Mezzogiorno prendono strane strade, e le ovvie proteste di lavoratori e contadini si scontrano con i metodi del min. Scelba. E' in questo contesto che Bodini, scrivendo per "Omnibus", tenta di garantire al Salento la sua nemesi, anche storica, rendendo finalmente il tempo presente, quello vissuto dalla nazione, come il tempo che anche questa regione dovrebbe vivere: è questa la storia della rivolta dell'Arneo, che l'autore ci racconta con due suoi pezzi ( L'aeroplano fa la guerra ai contadini e L'Arneide, ultimo atto, Barocco…), in un misto ironico tra giornalismo e letteratura realista.Il fatto è drammatico, e l'amaro epilogo insegna come i nostri contadini fossero del tutto privi di organizzazione ed ignari di quanto accadeva nel resto della penisola, confermano le tesi sull'immobilismo avvertito e sofferto dall'autore.E' possibile anche immaginare come egli fosse scettico e pessimista sul boom dei'60, assurgendo persino al ruolo di profeta inascoltato nell'individuarne velleità e flop economico- sociali, soprattutto nella società arcaica e chiusa di Lecce e provincia, esposte ora anche al rischio di deturpazione ( Rapporto del consumo industriale, Poesie).Il Bodini più appassionato e di più forte impatto è sicuramente quello della serie delle foglie di tabacco, secchi prodotti di un'arida terra, con una delle quali concludo questo testo:
Tu non conosci il Sud, le case di calceDa cui uscivamo al sole come numeriDalla faccia d'un dado.
*Tutte le opere citate sono edite da BESA EDITRICE

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