mercoledì 2 giugno 2010

So-stare a Sud











Fernando Schiavano, Angelo (2010) carta, garza, plastica, tempera [cm90x80]

Arte/


Fino al 21 giugno a Galatina negli spazi della Galleria d’Enghien è possibile visitare una mostra di cinque artisti salentini: Corrima, Rosamaria Francavilla, Romano Sambati, Fernando Schiavano, Carlo Michele Schirinzi. Dal Catalogo della mostra, “Sostareasud”, a cura di Marinilde Giannandrea, riprendiamo lo scritto di Gianluca Virgilio
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Sarebbe interessante sapere quanto nella nostra vita avvenga per elezione e quanto invece per necessità. Mettere un quanto e l’altro sui piatti di una bilancia e vedere quale dei due pende di più: sarebbe istruttivo e ridimensionerebbe molta nostra prosopopea.

Partire o rimanere? Non ho mai saputo se dipenda dalla volontà o dalla necessità. L’appello più volte reiterato nella storia recente: “Partite, partite, andate al Nord!” rientra in quelle forme di esortazione che mirano a conservare interessi consolidati formatisi in loco. Diffidiamone! Restare, poi, per fare che cosa, se non ce n’è bisogno? Facciamo come gli uccelli, che migrano, sempre tornando, e so-stano, né più né meno!

Andare al Nord, so-stare al Sud? Spostarsi a Est o a Ovest. In realtà sono saltati tutti i punti cardinali. Un mio amico prende l’aereo per fare shopping a New York, il nonnino è accudito da una romena sdentata – tutti i mercoledì e le domeniche pomeriggio il centro del paese è un pullulare di romene, polacche, ucraine, con tanti mosconi locali che girano loro intorno, e ronzano, ronzano… -, vicine di casa sono diverse famiglie cinesi molto discrete, non pochi coniugi sterili italiani hanno riportato dalla Bolivia o dall’Ecuador uno, due cuccioli d’uomo davvero teneri…

Allora, fuori da ogni mitologia sudista, converrebbe proporre come tema di discussione questo: Come so-stare tra i punti cardinali? Come vivere tra cinesi e sudamericani, statunitensi e africani, essendo europei, finalmente privi delle vecchie manie eurocentriche, senza rimpianti e senza nostalgie di nessun tipo?

So-stare, facendo in modo che il prefisso -so (lat. sub-stare significa stare saldo) non implichi alcuna esclusiva appartenenza territoriale, non una sorta di ius terrae, che non sta scritto da nessuna parte, se non nell’arroganza dello stanziale che si vede insidiato dal migrante: agricoltori contro cacciatori-raccoglitori. Ahimé, noi che so-stiamo a Sud ci siamo armati fino ai denti e siamo pronti, come in un fortino, a difenderci dagli attacchi degli indiani; mandiamo elemosine al Sud del nostro Sud per placare la coscienza che rimorde e intanto leviamo il lamento di Maria verso un Nord che ci lascia indietro. Indietro rispetto a cosa? Sono modi in cui non mi sento di so-stare a Sud. Sono modi smodati, pieni di hybris. Eppure so-stare si può e si deve, se non altro per far crescere meglio i bambini, per accudire i vecchi, per onorare i morti. I giovani e gli adulti devono andare e venire, per conoscere luoghi e persone, e riportare il meglio del meglio di quanto hanno appreso. Poi anche loro potranno so-stare, facendosi vecchi, e so-stando raccontare. Raccontare è certo il miglior modo per ingannare il tempo della sosta (il tempo del pensiero). E quando dico raccontare, dico raccontare in qualunque modo, anche dipingendo un bel quadro…

So-stiamo senza mitologie, senza querimonie, disarmati, tra i nostri simili di tutte le razze e di tutte le religioni, guardando in ogni direzione. Non diamo retta a chi ci mette addosso la paura dell’essere esposti al mondo, al passaggio violento del nemico, alla sua barbarie. E’ lui il nemico, è lui il barbaro. So-stiamo senza paura, con molta curiosità verso quanto avanza tutt’intorno, lungo la linea lontana dell’orizzonte. Da lì, come sempre, i nostri amici, migranti come uccelli, porteranno le risposte giuste a noi che so-stiamo.

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