martedì 8 settembre 2009

Carlo Michele Schirinzi / Tangenziale Sud

Arte Contemporanea

Sarà inaugurata giovedì 10 settembre al Museo Nuova Era di Bari, “Tangenziale sud”. personale di Carlo Michele Schirinzi. La mostra che si chiuderà il 30 settembre è a cura di Antonella Marino.
Il 24 settembre alle ore 19.30 l’autore presenterà la videoperformance “Chant”.
L'artista salentino con il video “Prospettiva in fuga” parteciperà alla “Festa del Cinema di Roma” nell’evento collaterale dedicato al cinema sperimentale “1° Fish Eye – International Experimental Film and Video Festival” e ad ottobre, con il video “Notturno Stenopeico” al “31° Cinemed - Festival International Cinéma Mediterranée” a Montpellier in Francia”.

Proponiamo alla vostra lettura la nota critica che accompagna la mostra.

A Kemy
Antonella Marino

È dedicata a Kemy la personale di Carlo Michele Schirinzi che inaugura la nuova stagione espositiva di Museo Nuova Era. Forse non tutti ricorderanno: Kemy era la giovanissima prostituta nigeriana investita e uccisa da un’auto durante un inseguimento con la polizia sulla “tangenziale sud” di Bari, litorale San Giorgio, nel 2008.

Non é evidentemente questo specifico episodio ad ispirare il giovane artista salentino. Kemy è un simbolo o meglio una sineddoche: sta per le tante vittime di quella “transumanza umana” che da anni approda sulle nostre coste e varca i nostri confini nell’illusione di una vita migliore. Kemy rappresenta quel sogno, quasi sempre frustrato. Un sogno che ha mutato la visione geografica, facendo del nostro Mezzogiorno la terra promessa dei profughi, quasi una nuova frontiera. A questa Puglia come nuovo West (raccontato dal cinema a partire da “Lamerica” di Gianni Amelio o “Aprile” di Nanni Moretti), alla “no man's land” di Carmelo Bene in “Nostra Signora dei Turchi” Schirinzi guarda con taglio non cronachistico o documentario, ma attraverso un lavoro profondo sul linguaggio.
Una metaforica “dissolvenza incrociata” su un duplice registro notturno/diurno, costituisce così la struttura della grande proiezione doppia e circolare che avvolge la parete frontale nell'ambiente d’ingresso. Le dissonanti note di Abat-jour (nella versione del 1965 interpretata da Luciano Virgili), rivisitata e disturbata da Stefano Urkuma De Santis, fanno da colonna sonora alla scia lasciata dal motore di uno scafo che solca il mare e che divide verticalmente l’inquadratura. La scena si sposta poi sull’asfalto della strada, ripreso sempre con lo stesso punto di vista centralizzato: sintesi di una “Prospettiva in fuga” che allude ai drammatici viaggi migratori come ricerca appunto di una nuova prospettiva, di fatto però impossibile.

Questa “impossibilità di modificare la propria esistenza”, non ha tuttavia per Schirinzi un valore solo storico e contingente, ma assume un significato più ampio. È il senso d’impotenza che caratterizza in generale la condizione umana, sul solco di un pensiero che dall’assurdo di Beckett vira al grottesco di Jarry, passando per le provocazioni dell’amato conterraneo Bene, e la sostituzione del dramma con la farsa.
Ciò è evidente nell’altro video, proiettato al piano sottostante. Il titolo, Arca di concentramento, rimanda ancora al tema migratorio, alle moderne arche destinate “ai turisti forzati dei naufragi storici”. Con riferimento ad una sorta di diluvio universale, lo scroscio d’acqua di un temporale (come “le docce ad Auschwitz”) bagna le scene di un vecchio filmato porno anni venti. Mentre nei fotogrammi bianco-nero disturbati da salti e inceppi, il reiterato abbraccio di due corpi denuncia “il disperato tentativo di ogni contatto”, la difficoltà di instaurare un vero rapporto (sdrammatizzata da un inatteso twist, sul finale).
Una tematica, quella del “rapporto mancato”, che ritroveremo anche nella videoperformance “Chant”, proposta durante la mostra il 24 settembre. Qui Schirinzi proporrà una “rivisione voyeurestica” del film di Jean Genet Un chant d’amour (Francia 1950) giocando con le dita sul proiettore che trasmette il frammento in cui i due uomini carcerati cercano invano di amarsi attraverso il muro che separa le due celle.
Con sempre maggiore padronanza dei suoi mezzi Schirinzi attinge e mescola ancora una volta repertori alti e bassi, riferimenti colti e popular, mischia pornografia (come “superamento dell’erotismo”) e sacralità, materiali di archivio e attualità. I testi vengono però destrutturati e spesso letteralmente martoriati con graffiature sulla pellicola e sui negativi, quasi a tentare di cavarne il non-senso nascosto.
Operazione colta e poetica al tempo stesso, esplicita nel grande polittico fotografico in otto pezzi, Dissolvenza in chiusura, sempre al piano inferiore: una “trasfigurazione” che parte dalla celebre immagine della Morte della Vergine di Caravaggio, e con successivi passaggi la cancella, approdando dal chiaroscuro al bianco, dalla presenza, o dal suo simulacro, al nulla…

Il Museo Nuova era è in Strada dei Gesuiti 13, 70122 Bari
Orario di visita: 18:00 – 20:30
www.museonuovaera.it
La mostra è inserita nel circuito “Settimana della Creatività Giovanile 2009”
Con il patrocinio di Comune di Bari, Assessorato alle Politiche Giovanili

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