martedì 7 luglio 2009

Blixa Bargeld ad Alessano

Blixa Bargeld esibitosi ad Alessano lo scorso giovedì 2 luglio, ha raccontato al pubblico storie bellissime senza utilizzare parole, senza parlare una sola lingua. Ha 'spiegato' al pubblico il movimento del sistema solare, la rivoluzione dei pianeti, facendo ascoltare il rumore che tutto ciò produce, rumore che fino ad ora avremmo solo potuto immaginare, immaginandolo proprio così.

Ennio Ciotta

Cose da non crederci

Lo stesso Blixa stentava a crederci. Quando gli hanno proposto di presentare il suo spettacolo nel Salento, per uno come lui abituato all'avanguardia, alla ricerca ed al pubblico attento delle grosse kermesse metropolitane, ha reagito stupendosi ancora una volta al cospetto delle sorprese che la vita ti riserva. Ancora più strano ed inusuale sarà poi per lui affrontare la piccola ed accogliente piazza di Alessano, minuscolo e caratteristico paese nei pressi di Santa Maria di Leuca.

Ma, non sarai mai certo di quale sorpresa potrà riservarti la vita se prima non ci metti il naso.

Blixa Bargeld, berlinese di nascita, adottato dall'intero mondo della musica, dell'arte, della sperimentazione e dell'avanguardia, lega il suo nome alla formazione musicale più dirompente e rumorosa che possa esistere al mondo, gli Einstürzende Neubauten, la cui cifra espressiva consiste nell'utilizzare strumentazioni atipiche, comprendenti martelli pneumatici, lamiere metalliche, tubi flessibili, compressori e altri elementi capaci di creare un suono alienante, ricco di dissonanze.

Nel frattempo diventa amico di un “cantante qualunque” come Nick Cave, accompagnandolo in tour per venti lunghi anni.

Solo questo potrebbe bastare. In realtà la sua ricerca e la sua sperimentazione non finisce mai, confrontandosi con qualunque disciplina, dal teatro alla musica, dalla composizione alla preformance pura.

In occasione di questa a dir poco aliena apparizione salentina il nostro ha presentato il suo spettacolo Rede/Speech, basato sull'utilizzo della sola voce filtrata da effetti elettronici e campionamenti. Tutto lasciava presagire uno spettacolo lento e pesante, tributo agli oltre trent'anni di delirio regalato al suo affezionatissimo pubblico.

Blixa ha ormai cinquant'anni, e abbimo nutrito un po' dei dubbi sul fatto che ce la potesse fare ad alzare il martello pneumatico per “deliziarci” ancora una volta con le sue 'melodie'.

Siamo convinti però che lezioni più importanti, come sempre, arrivano dalla storia. Un buon passato si trasforma automaticamente in un buon presente, e la fama che lo precede coglie nel segno.

Blixa arriva sorridente, sceglie un bicchiere di buon vino, sale sul palco, la piazza è gremita e la curiosità si taglia nell'aria. Io non so cosa pensare, accendo la videocamera, mentre Loreta ,la mia donna, sorride e sembra aver capito già tutto.

Aiuto! La sua voce è un'intera orchestra. Sovrappone fraseggi, frasi, urla, vocalizzi arrangiandoli in maniera spettacolare in tempo reale, sollecitando spesso Mephisto, il suo adorato fonico, ad una maggiore attenzione.

Racconta storie bellissime senza utilizzare parole, senza parlare una sola lingua, solo emittente e ricevente, il codice linguistico si chiama Blixa e non si discute. Il rumore di fondo lo ha inventato lui. Riesce a sorprendere anche uno come me, abituato a sorridere nel delirio ed abituato a guardare sempre avanti nonostante l'astigmatismo galoppante.

Ci spiega il movimento del sistema solare, la rivoluzione dei pianeti, ci fa ascoltare il rumore che tutto ciò produce, rumore che fino ad ora avremmo solo potuto immaginare, e lo avremmo immaginato proprio così. Le sue comete che solcano l'atmosfera mi danno i brividi. Non chiudo la bocca ormai da venti minuti. Lui è un uomo alto, dinoccolato, dal volto e dall'andatura simpatica. Guarda il pubblico con tranquillità e sul palco si sente a casa sua. Le sue storie, raccontate coi rumori e con le sensazioni della vita quotidiana, colgono nel segno molto più di mille parole, magari belle ma vuote, magari giuste ma ingombranti, sicuramente troppe in un'epoca come la nostra solcata dalla fretta lacerata delle cose non dette, delle cose non fatte. Le intenzioni sono buone, devi credermi, ma come faccio a spiegartelo? Guardami in faccia, la mia storia è scritta nei miei occhi.

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