sabato 21 marzo 2009

Puglia in versi





Mercoledì 25 marzo, sarà presentatato - a Noci, alle 18,30, nella Sala di musica, in via Armonia, "Puglia in versi: i luoghi della poesia, la poesia dei luoghi", il nuovo Quaderno della Biblioteca comunale "Mons. A. Amatulli". presso la quale è attiva dal 1987 la sezione denominata "Archivio della poesia pugliese".

La Puglia in versi

Mauro Marino

Gelso Rosso è una raffinatissima casa editoriale pugliese. La sede è a Bari. Le collane che magistralmente licenzia portano nomi di fiori, di essenze: ginestre, mirti, origani, caprifogli. Insomma odori. Odori intensi, portati da 'trabaccoli' (altro nome di collana) in un viaggio che è anche una scommessa. Sul loro sito leggiamo: “Siamo quelli che il libro, un libro, lo amano anche col corpo, per cui ogni pagina, ogni illustrazione, ogni copertina è trattata con passione artigianale, disposizione creativa e rigore formale, in modo tale che ogni titolo - accuratamente selezionato da un apposito comitato editoriale (con la direzione di Lino Angiuli ci sono Paolo Azzella, Vito Matera, Daniele Maria Pegorari, Michele Saponaro) -, abbia una sua identità e un suo progetto grafico: condizioni indispensabili per farne una creatura dotata di unicità e riconoscibilità.
Pochi libri ma buoni, insomma, pensati e curati con un occhio agli autori e l’altro ai lettori. Gelsorosso è un nome calato dentro un orizzonte insieme mitico e antropologico, un nome che vuole esplicitare un forte legame con la mediterraneità, al servizio di uno sviluppo culturale in chiave territoriale”.
Oggi, in dono, di questa intenzione territoriale m'è venuto un libro che è anche una mappa, un invito, un viatico. “Puglia in versi”, il titolo e poi ancora “i luoghi della poesia, la poesia dei luoghi”.
La cura è di Daniele Maria Pegorari che nella preziosa prefazione, dove traccia “I sentieri pugliesi della poesia”, scrive: “Il libro che qui si presenta vorrebbe 'assomigliare' alle guide turistiche, con cui condivide l'andamento geografico, il concetto di 'veduta' e la leggerezza degli apparati: ma (qui) la meta del viaggio, la Puglia, con le sue tre sub-regioni (la Daunia, la Terra di Bari e il Salento), è 'fotografata' dalle parole dei suoi poeti più o meno noti che ne hanno cantato e ne cantano le bellezze, le temperature, gli odori e la storia lungo un secolo (...) dandosi il cambio attraverso ben otto generazioni”.
E “Quelle terre. // Parlate da cicale” come scrive Giuseppe Goffredo, si fanno scrittura, traccia agli occhi, alla scoperta. “Vicino al mondo” come quello “d'argilla” che dice la Grottaglie di Rossano Astremo, o quello che “gorgheggia dal pozzo”, in griko, nei versi di Pierluigi Mele.
Echi di lingue introdotti dalle geografie che Lino Angiuli traccia in apertura d'ogni sezione.
Puglia, una e trina, costruita di Parole. Di sospensioni, di vertigini che salgono le cime dei campanili e caracollano nell'infinito della polvere di tufo. Che sanno il soffoco della pianura, la carezza e l'abbaglio del mare.
Una Puglia cruda, amara dove “La migrazione del tempo collima con un canto sfibrato, l'aria è irrespirabile, (e) si va verso un futuro di privazione” così la leggiamo nell'Abbecedario dei migranti di Vittorino Curci dove Gamal “ha conosciuto una tristezza nuova”.
Una Puglia una e trina, mai scontata, mai prigioniera di cartoline o dei doveri del marketing territoriale. La Puglia dei poeti, di chi, nell'essenza sa, la necessità del canto!
Molti i nomi. Quelli a noi più vicini: Vittore Fiore, i due Vittorio: Bodini e Pagano, Girolamo Comi, Aldo Bello, Maurizio Nocera, Antonio Errico, Pierluigi Mele.


Messapia & Terra d'Otranto

Il reame della madreluce

Lino Angiuli*


Qui – attenzione – qui è necessario indossare una maschera giallognola di tufo prima di mettersi a guardare in faccia la follia della luce tuttofare, sconfinata e sconfinante, una luce che su due piedi si toglie lo sfizio di figliare ogni cosa a piacere: i cristiani e i turchi, i pozzi e i campanili, le processioni e i proverbi.

Qui, assediata dal verdazzurro del mare che non dà tregua al verbo stare del tabacco, la terra scrive in lingue diverse un calendario di controre assai più bianche dell'albume, mentre il geranio scambia aggettivi e l'oleandro si trasforma in una leggenda.

Per conto suo l'aria trasporta limonate ed orientamenti dialettali da un paese all'altro, dalla a alla zeta, di calce in calce, diciamo dalla magnagrecia alla grecìa.

Chi non tiene almeno un grammo di poesia dentro le ossa, difficilmente può campare in mezzo a questo popolo di ulivi che per forza di cose tace di fronte all'avvento di una luna mannara, la stessa che sfregiò più di un sogno a botta di penne luccicanti.

Per questo, forse, ai Santi gli sudano le mani quando devono suonare il tamburello o benedire gli ultimi cavalli che camminano all'indietro in onore di Vittorio, padre della patria e figlio della matria.

Adesso scendiamo fino al punto ics, dove le acque si mischiano con le lontananze: in giro si sentono echi di ricordi spumosi, voci di eroi fattincasa che zomparono a volo da una sponda all'altra per poi affogare in preda al nostos nei paraggi di una sirena antica.


*Da: “Puglia in versi”, i luoghi della poesia, la poesia dei luoghi”.


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