martedì 17 febbraio 2009

I sessantanni di Antonio L. Verri




















Giovedì 19 febbraio 2009 in occasione del 60° annivesario della nascita di Antonio L. Verri (22 febbraio 1949), nella sala consiliare del municipio di Caprarica di Lecce, alle 19.00, ci sarà la presentazione del volume “Lettere e inediti” di Antonio L. Verri. interverranno: Sen. Giovanni Pellegrino, prof. Giovanni Invitto, dott. Alessandro Laporta, geom. Massimo Greco. Sara’ presente il prof. Mario Marti.


La scomparsa dello scrittore Antonio Verri
Orazione funebre letta da Vittore Fiore l’11 maggio 1993
nella chiesa di Caprarica di Lecce.

Qualcuno volò sul nido del «merlo»

Vittore Fiore

Dal Salento la voce del poeta superò i confini del provincialismo. Il ricordo del «Pensionante dei Saraceni», che fu anche organizzatore di cultura.
L'ultima volta che ho sentito la voce di Antonio Verri che mi chiamava a Caprarica è stato venerdì scorso. Dovevo, su suo consiglio, conoscere le opere del suo amico Cazzolla a Noci, e incontrare il sindaco-poeta Vittorino Curci. Antonio tesseva ancora una volta la tela delle amicizie, degli incontri e degli scontri, delle scoperte, ben oltre Caprarica e Lecce, da straordinario organizzatore di cultura qual era. Due giorni dopo alle otto del mattino mio nipote Mimmo Fazio da Lecce: Antonio è morto, Antonio Verri. Sì, morto, morto in un incidente.
Quando l'ho conosciuto? Tutto registrato. Il 31 dicembre '79 gli scrivevo da Bari: alla fine ci conosceremo! E lui, a rinfrescarmi la memoria, in una noticina: «Ci ha sempre considerati come gallipolini, suo luogo di memoria e di poesia. Incontri e abbracci nella Fiera del Levante, nella redazione di «Delta» (noi gli scrivevamo cartoline dalla Gallipoli storica). Qualche promessa di lavoro in comune. Autore di “
Ai Nèoteroi del ‘Pensionante’”, apparsa su «La Gazzetta del Mezzogiorno» il 31-8-1983 e pubblicata sul numero di ottobre-dicembre del «Pensionante» dello stesso anno. Il barese più salentino ed europeo».
Sconvolto, dopo ore di disperazione e di ricordi, riesco ad aprire il libro della sua storia, non solo della sua, ma anehe dei suoi corrispondenti d'Italia e d'Europa d'ogni parte, collaboratori delle riviste «Caffè Greco» e del «Pensionante de’ Saraceni» (foglio giallo, prima, rivista, poi). Il libro si intitola “
Dieci anni in rivista (1979-1988), curato da Maurizio Noeera e da lui stesso, contiene una vera miniera: le lettere al «Pensionante», pubblicate da «Sudpuglia», la bella rivista della Banca Popolare di Matino diretta da Aldo Bello.
Sì, è vero. Nella poesia del 1983 prendevo un po' in giro, con tutto il rispetto, i poeti ("nèoteroi") della nuova avanguardia leccese, dei quali Verri era il portaorifiamma, e sullo sfondo di una sinistra impoverita e rituale c'era la mia Gallipoli, ora bella ora brutta, seducente o riottosa come la donna che si intravede nel mio canto. E lui, Verri che fa? L'uomo che era partito «sparando a zero», contro una realta culturalmente e non solo culturalmente poverissima, preda degli almanacchi di un po' di editori di storia patria, oppure preda delle viziate, provinciali, elefantiache cose dell'Università, il polemista Verri che fa? Ripubblica il poemetto e mi vuole più bene di prima. Per lui le baruffe, come quella col carissimo «sempre passionale» Nocera, erano «salutari», nella «difficoltà dell'operare in provinca, anche quando per intuizioni, analisi e creatività si è nel pieno di una cultura europea».
Gli attenti studiosi della fervorosa cultura salentina, dovranno un giorno non solo formulare sull'opera di Verri un giudizio estetico non frettoloso, ma, come qualcuno ha cominciato a fare, arrivare ad un bilancio storico che renda chiaro il significato e la portata di fratture, negazioni, polemiche assai vivaci fra intellettuali contemporanei di diversa estrazione e con diverse esperienze alle spalle. Cosa ha rappresentato lo sperimentalismo verriano, esteso alle arti figurative (penso a Dòdaro ma anche a Massari), alla poesia (col ricordo di Toma)? Si è discusso su Bodini, su Pagano. Ma il panorama si è allargato. Altre energie sono entrate in campo. Grazie anche ad Antonio L. Verri.
Non basta ricordare i principali titoli delle sue opere, da “
ll pane sotto la nevedell'83 a “Il fabbricante d'armoniadell'85, da “La cultura dei Tao(‘86) a “La Betissa('87), da “I trofei della città di Guiness('89) a «Il quotidiano dei poeti», puntualmente nelle edicole per un bel po' di giorni. Pazzia meridionale, direbbe Carlo Muscetta. E il gran libro (grande anche perché pesante) che raccoglie reperti, testimonianze, dichiarazioni di tanti scrittori e critici? Una meravigliosa avventura.
Quando Antonio pubblicò “
Il fabbricante d'armonialo storico della filosofia Mario Agrimi (leccese) gli scrisse da Roma: «il risvegliato interesse per l'antico e grecanico umanesimo di Terra d'Otranto trova nella tua sottile e tagliente presentazione magico-poetica del Galateo un punto di feconda apertura ad una storicità problematica e creativa. Il "tuo" Galateo è al di là di ogni ‘otium’ umanistico, ed è fortemente coinvolto nel tardo Rinascimento meridionale». E giù i nomi di Campanella, Bruno, Della Porta e del nostro Vanini. Pazzi, anche loro?
Il 6 marzo scorso a Cursi si inaugurò la nuova sede della biblioteca comunale. Non si trattò, come Verri mi aveva assicurato, di una celebrazione, bensì di una importante operazione culturale che idealmente ha unito la cittadina salentina (alla quale Oreste Macrì legò parte della sua vita) ad un pezzo della storia letteraria e artistica del Salento. L'inaugurazione della biblioteca fu il pretesto per presentare al pubblico il "Fondo librario Contemporaneo-Pensionante de' Saraceni", donato da Antonio all'Amministrazione comunale: libri, riviste, audiovisivi, carte degli incontri della sua vita con tanti «amici speciali»; rarissime prime edizioni, libri di amici d'Italia e fuori, tanti volumi clandestini e semiclandestini, in tutto 6mila esemplari.
Quante storie intorno a Verri, quanti amici! Il tavolo del "Laboratorio" di Aldo D'Antico a Parabita ne sa qualcosa: i fondatori del «Pensionante» stesi sopra per ricordo, tredici in tutto, per suggerimento di Dòdaro.
Trovo appena la forza per leggere la deliziosa sorvegliata nitida paginetta che precede il suo ultimo libro “
Luoghi di frontiera, che altro non è che la raccolta, ideata con Antonio Errico, di racconti e poesie di quattordici amici: «Gli autori sono miei amici, li ho invitati perché mi sono care le loro radici, care le loro scelte, e poi perché sono abili nel riempire di paradossi e di trasparenze la loro scrittura... Penso, infine, che non è poca cosa mettere insieme quattordici scrittori che tengono più conto la sgraziata e curiosa abitudine del merlo che non la marcia regolare della fanfara».

Grazie, Antonio, per il privilegio e la fortuna che mi hai dato di scegliermi assieme agli altri tredici, in compagnia di quel merlo che è in casa di tua madre, «un merlo non comune, ben piumato, aristocratico, diverso», nostro emblema, per sempre. Grazie, sei tu il gran merlo «incredibilmente attento a quel che succede intorno».


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