martedì 14 ottobre 2008

La scrittura di Rina Durante ci manca!



Due libri di recente uscita raccontano di Rina Durante! Ce n'era bisogno!

Che, da quando Rina è scomparsa, poco è accaduto. I soliti tira e molla, i niet e i “che cosa ci guadagno” regolano la vita di un autore dopo la sua morte. Al massimo quello che può capitare è un opera 'in memoria'! Compilation di ricordi e di fraterne nostalgie. Capita per tutti. Ti viene da pensare quando valuti e pensi all'eccesso di tutela che i nostri autori subiscono, una volta scomparsi, loro, che mai si sono tutelati: vitalisti e generosi, anarchici nel loro non appartenere.
Ti viene da pensare! Da fare testamento e decidere prima della dipartita a chi ogni rigo che hai scritto deve andare, che fine deve fare, chi lo dovrà pubblicare! Se no, cala il sipario e amen! Definitivo! Neanche una parola di quelle che hai speso, scritto, pubblicato, ritorna! Che fatica e che dispiacere perdere tanta bellezza!
Pensate all'introvabile “La malapianta”, pubblicato da Rizzoli e vincitore del premio Salento nel 1965 (quando il premio aveva un senso). Un romanzo preziosissimo! Ogni volta che qualcuno me lo chiede in prestito rimango col fiato sospeso: dovrò fidarmi!, se voglio che quella meraviglia abbia altri occhi...
A questo vuoto hanno provato a dare un 'senso' un gruppo di studentesse del Liceo Scientifico Statale “Antonio Vallone” di Galatina con “Rina Durante, la scrittura delle radici” una ricerca collettiva - coordinata dalle professoresse Luce Maria Cudazzo e Francesca Fedele, pubblicata dall'editore Progedit di Bari - e Clelia Ancora che in “Istantanee d'autrice- Rina Durante” (Editrice salentina) traccia un inedito e realistico ritratto a più voci della scrittrice salentina.
Opere nelle corde di Rina, militante di un’idea di cultura partecipata, testimoniale, al servizio della piena valorizzazione delle culture subalterne. Uno sguardo, il suo, volto al narrare, capace di andare all'intimo, formatosi in anni e anni spesi con energia e curiosità. Sempre, fino alla fine!
“Fare il poeta, ma anche lo scrittore, è faticoso, perché è una grande fatica trovare la verità di tutti, ma ancora di più dirla a tutti. In un mondo che rinuncia al proprio volto, che fa di tutto per mistificarsi... Il poeta, oggi, ha questo dovere di deludere, gridando alta la sua verità”, scriveva nel 1980 sul ‘Caffè greco’, il fascicolo unico di letteratura di Antonio Verri, rivolgendosi ai “giovani poeti”. Il suo impegno, la sua conoscenza, la sua ironia, la sua sagacia critica, la sua arguzia intellettuale hanno servito un “movimento” mai sazio di maestri, capace di ascoltare quando trova sapienza ed umiltà.
Ascoltavo pochi giorni fa Emanuele Licci cantare “La quistione meridionale”, una delle canzoni di Rina, e l'emozione m'ha preso. Com'è sottile e calibrata la composizione, ogni parola porta in sé melodia, rabbia, disincanto. O “Luna otrantina”, l'avete mai gustata sino in fondo? Con i colori, i rumori, i silenzi che chiamano all'intensità della Storia? Sensibilità unica e capace, accogliente così tanto da farsi carico dell'intero sentire d'una terra. La sua intensità, il suo sotteso po-etico che appartiene al Mondo.
Qualcuno m'ha detto stamattina che questa terra non ha artisti! Un po' snob, il signore! O cieco, o sordo! Come fare a non accorgersi dello slancio di questa terra nel darsi espressione, interpreti, autori? Meglio non dare risposta e lasciare gli ignavi al loro nulla.
Un terzo lavoro su Rina Durante sappiamo in incubazione, lavorato dalla pazienza certosina e dalla volontà di Pino Sansò, prezioso perchè riporta alla luce novelle e piccoli reportage che Rina pubblicò sulla Gazzetta del Mezzogiorno negli anni sessanta. Finalmente la sua scrittura! Altrettanto potrebbero fare gli amici del Quotidiano di Puglia e del Corriere del Mezzogiorno…

(Il fotogramma è tratto dal film 'Come farò a diventare un mito' di Caterina Gerardi)

MM

Nessun commento: