mercoledì 18 giugno 2008

Per Vittorio Pagano

Un sito: http://members.xoom.alice.it/luisar/


Una nota di Augusto Benemeglio:
Chi era Vittorio Pagano?
Un fanciullo che disperde la sua esistenza giocando nell’esaltazione del fatuo e del mistero, uno che ha dilapidato la sua poesia, dice Donato Valli, che lo conobbe bene e a cui Pagano consegnò (forse) l’eredità del suo ultimo (prezioso) lavoro: la traduzione della “ Chanson de Roland” , che non è stata mai pubblicata , come moltissime – la stragrande maggioranza – delle sue poesie. Del resto il massimo del suo incarico fu dirigere ( gratuitamente ) il supplemento letterario de “ Il Critone”, un mensile dell’Associazione di Diritto Penale , di cui venivano stampate venti copie, tanti erano allora (1955) i cultori della letteratura nella provincia di Lecce . Ai suoi esordi letterari, Ernesto Alvino disse di lui che aveva il gusto del macabro , del disperato mostrare d’avere, d’altra parte, la fantasia, l’originalità e la robustezza descrittiva che occorrono
in tal genere di letteratura… Eppure visse solo di letteratura ( della letteratura , disse Mario Marti, s’è fatta la ragione urgente della propria vita) e di sigarette , andavano bene tutte le marche, Nazionali, Alfa, perfino le cartine autarchiche e le cicche rimediate. Chi era questo – come scrive Ennio Bonea – “disordinato bohèmien anticonformista e trasgressivo, portato allo sberleffo e all’ironico sogghigno per il gusto di creare sconcerto o scandalo nella routine della buona e sonnacchiosa borghesia salentina ? Francesco Lala , che lo conobbe al tempo della “ Vedetta Mediterranea” (1942) disse di lui che era un irregolare , uno scapigliato , un
temperamento nervoso, ostinato, con carattere instabile e umorale. “Era il terrore delle nostre famiglie , che vedevano in lui un pericolo addirittura nefando, soprattutto quando leggevano certe sue poesie” E già mi vedo appeso ad una forca /sgangherato – ma fermo, irrigidito, senza un impeto d’aria che mi muova: /solo mi resta la pupilla sporca /di me, del mio cadavere, l’ordito /sanguigno di una legge, d’una prova /compiuta, antica, svalutata e nuova, /nel palio estremo
dove l’infinito /regna come una mano che ci torca… /E non sarò poeta che in quest’atto definitivo….

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