venerdì 2 maggio 2008

Sotto la cenere (Luca Pensa editore)

Per telefono Roberto mi anticipa che con Agostino stanno venendo a trovarmi, siamo nei primi giorni di questo anno.

-Sotto la cenere” -mi disse Agostino -si chiama questo libro di poesia- e mi consegna un faldone. -Sono 7 poeti e sono nostri amici- aggiunse. (Quel nostri amici mi fece subito pensare ad un libro, ad un libro di racconti che Verri aveva messo insieme “Luoghi di frontiera”e nella presentazione scrive “Gli autori sono miei amici, li ho invitati perché mi sono care le loro radici, care le loro scelte, e poi perché sono abili nel riempire di paradossi e di trasparenze la loro scrittura. Sono abili anche in altro ma questo, naturalmente, mi interessa meno.”)

Agostino poi ancora – tu pure sei un nostro amico e vorremo che tu facessi una prefazione - (Oh cielo pensai tra me). Dissi che non era il mio mestiere.

- Proprio per questo, abbiamo pensato a te, non vorremo che fosse la solita presentazione del solito personaggio che sembra che lo faccia come mestiere.- senza indugio disse Agostino.

Era vero io non avevo mai fatto presentazioni, e per mestiere faccio il fotografo e la cosa non è nella mia portata. Però gli dissi … (quel invito fatto in una maniera che mi sembrava di altri tempi, come quando mia madre e mio padre mi portarono per chiedere ad una persona di loro stima se poteva tenermi come padrino per la cresima), che mi lusingava.

-Ti diamo tutto il tempo che vuoi.- concluse Agostino.

Non potevo deluderli, accettai, e credetemi sono entrato in un vicolo senza uscita, ho cominciato a vivere questa cosa con apprensione, ho avuto tutti i dubbi di questo mondo - ma soprattutto - la cosa che più di tutto mi bloccava era che non mi potevo permettere di entrare nel merito dei componimenti di questa raccolta e se mi fossi permesso sarebbe stato come andare contro alla mia idea di poesia. “Poesia è libertà e poetare è vivere la libertà”.

Mi sono messo al lavoro, e sono due mesi che sto - ed è il caso di dire - scavando “Sotto la cenere” sotto la cenere del mio tempo, e tante, tantissime sono le cose che mi si sono presentate, mole di pensieri si sono susseguiti, quanti ricordi mi sono balenati nella mente e credetemi non è semplice. E’doloroso e amaro. E’malinconico e nostalgico. E’ sofferenza e piacere. E’ la memoria. E “Sotto la cenere” c’è la memoria, la poesia. “… Una memoria. Una poesia. Nessuna costruzione di pietra, nessun altare al tempo riesce a custodire e a tramandare memoria più delle parole di una poesia. Perché una poesia è l’unica cosa che un uomo riesce a portarsi dietro, può portarsi dentro, può confondere con la propria sensibilità, con le proprie emozioni, i riflessi dell’esistenza, le storie di ogni giorno, illusioni e delusioni, occasioni prese e perse, dolcezze, amarezze, stupori, furori.” Antonio Errico Apulia IV 07 pag.115.
Il nostro destino, la nostra vita tutto cenere e fra la cenere forse una scintilla, seme del fuoco. Il fuoco luminoso e purificatore. “Il fuoco che assomiglia all’uomo, quando arde mette tutte le cose in luce, ma soprattutto quando si spegne e diventa cenere che ne si apprezza tutta la sua potenza” (Verri).


PS. Mentre mi accingevo a chiudere, una telefonata inaspettata, è Alfonso Amato di Castrignano\Corigliano che da Torino dove fa l’ingegnere aeronautico sta tornando a Chieri dove vive con la famiglia, che mi dice – stavano trasmettendo per radio “The final cut”, e non ho potuto pensarti, a quando nel 1983 tornavamo dai servizi matrimoniali e lo stereo a palla suonava i Pink Floyd. Che Fai?

- Stavo proprio a scavare nella mia memoria – gli dissi - e la ragione della tua imprevista telefonata dava ancora più vitalità alla mia idea di ciò che resta del passato - e lo misi al corrente di quello che stavo facendo, invitandolo a scrivermi qualcosa pure lui.

“Quando si condivide un istante, un’ora, un giorno, un pezzo di vita con qualcuno qualcosa resta. Resta un’essenza, un’idea, una molecola che entra a far parte di te. Un qualcosa che diventa te e forma il tuo modo di pensare. Anche quando il tempo passa e sembra cancellare tutto, quando sembra che la vita vada molto oltre, in direzioni lontane e senza ritorno. Quando la memoria è stata svuotata e riempita ormai troppe volte da essere stata purificata da ogni frammento. Allora ci si accorge che c’è qualcosa nei gesti, nei pensieri, nelle scelte fatte che ti è familiare. Qualcosa che non noti subito perché è troppo sottile, non in vista, ma che senti che è presente dietro un velo che la nasconde E’ qualcosa di nascosto che continua a vivere anche dopo la fine. Fuoco che può riaccendersi, solo a scostare la cenere, solo a voler ricordare. Ciao Fernando, non puoi chiedere troppo a un povero ingegnere che ha lavorato fino alle 21 per produrre profitto e far funzionare le cose... Buonanotte Alfonso

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