venerdì 29 febbraio 2008

Del mio rametto spezzato

Con te non posso più.

Puoi anche scriverne un’altra,

se ancora ti senti,

di quando ce ne andavamo per poesie, io e te, dirmi di nuovo.

Frigidi i nidi che credevamo d’intrecciare.

Se pure stavi immobile, era di qualcun’altra che poetavi

del ventre, del capo, dei piedi,

ridendo del mio rametto spezzato.

La tua assenza è un incastro d’angoli.

Combinarli è possibile,

scoprire il modo come un’alba fisica

d’arazzi e pugni.

E ogni volta stupirsi di nuovo

del suo richiamo.

Si dicono parole solo perché non svanisca

o s’ impedisca la figura.

Si dicono parole a rete solo

per abitudine alla soluzione.

Ora non più. Ora nemmeno.

Nel tempo che rimane

Voglio fare biglietti da visita

da distribuire ai parenti.

Chiudi la porta, adesso,

che io non veda.

l’ostacolo che eccita la vista

e non ritorni alle fantasie.

Chiudi la porta fuori dalle mura.

Adesso.

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