lunedì 24 dicembre 2007

in ricordo Rina Durante

Per Vittorio, lo scrittore, in particolare il poeta, non aveva nessuna possibilità di sopravvivere all'abbraccio col potere e il denaro.
Che vivessimo lontani dai grandi centri del potere editoriale ed economico era un grosso vantaggio, anzi un privilegio per noi.
Altro che inseguire programmi sindacali e parole d'ordine di partito. Intorno a noi, e Vittorio lo sapeva benissimo, il mondo stava cambiando, all'Italia popolare e affamata, si andava sostituendo un Italia piccolo-borghese e famelica; il Mezzogiorno aveva smesso di obbedire ai grandi latifondisti per rivolgersi ai burocrati di partito. Che questo bianco o rosso non faceva più molta differenza. Ma se un mondo semplice e umile era morto, se il Mezzogiorno contadino se n'era andato con la cultura, non restava che prenderne atto, rinunciando a operazioni di recupero mistificatorie ed aristocratiche.
Con la stessa fermezza, il poeta doveva respingere ogni tentazione di farsi complice dei nuovi processi economico-sociali che, pur elevando il tenore di vita generale, portavano l'involgarimento e l'imbarbarimento delle coscienze.

Il poeta resti se stesso, legato alla sua solitudine; non tema l'anacronismo delle apparenze, punti alla sintonia con le essenze.

Vittorio è Vittorio Pagano
Da "Gli amorosi sensi", Manni

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