venerdì 28 dicembre 2007

In memoria di Sorriso, innamorato dell’impossibile!

Dopo “Salento’s movida” il libro di Armando Tango (alias Teo Pepe) edito da Glocal, veniamo a “Il trapasso” di Marcello Sacco. Un altro impietoso ritratto della città barocca, delle sue vanità e dei suoi rituali. Anche questo un romanzo popolato da personaggi in qualche modo verosimili…


di Mauro Marino

“Siamo cresciuti tutti insieme nello slargo di piazzale Vercelli dove, finchè è rimasto uno sterrato incolto, si poteva giocare a calcetto. Poi vennero gli anni ’90 e le aiuole comunali. Ci siamo sparpagliati. La maggior parte di noi s’era stufata di prendere le birre alla salumeria Spalluto fra il primo, secondo, terzo, quarto tempo di interminabili partite sotto il sole o sotto la luna, davanti a fidanzate platoniche che dopo una certa ora ci guardavano dal balcone”.
Il muscoloso Salvatore Castelluccio detto Sorriso, “pessimo artificere, irruente centravanti della Juvenilia e temibile tamburino della curva sud”, residente storico delle case Gescal di via Torino, è il protagonista de “Il trapasso”, esordio narrativo di Marcello Sacco.
L’eterno immusonito Sorriso - “O perdo o vinco, io sempre sorriso”, (e quel sostantivo nelle sue intenzioni, doveva essere un verbo) disse una volta dopo una batosta con tre reti di scarto in cui però aveva giocato da eroe” - fu uno di quelli che ad un certo punto iniziarono a dare appuntamento in Via Oberdan, migranti dalla periferia a bordo di usurate Px, con in tasca i pacchettini di erba da vendere per finire a tirar su col naso travagliati dall’impossibilità e dalla fatalità di un ‘destino’ mai veramente scelto.
In verità i protagonisti di questa storia sono tanti, raccontati da una voce, un testimone, “fuori campo”, capace di sagacia e di ironica compassione.
Personaggi comunemente rintracciabili in una città di provincia come la nostra Lecce. Tutti abilitati al ruolo, primi attori e comprimari, bestiario naturale della beata e molle solarità di questo meridiano, “cresciuto lontano dalle terre di partigiani e repubblichini”, non uso a cocciutaggini ideologiche, pronto al transumar con i riti e l’indicibile che porta la sopravvivenza e quando Dio vuole il “successo”.
C’è la professoressa Valeria Baragli, moglie dell’avvocato Umberto detto, nelle consuetudini del Foro, ‘melina’, termine noto a chi ha abitudine con il calcio e con le perdite di tempo giudiziarie. Lei, gran donna con tailleur coloratissimi, ne risalta uno rosa confetto, “consumata attrice del varietà accademico”, tra un tè e un Alka Seltzer, consigliata dal fido Licci, “un buon fascista, di quelli che si innamorarono a suo tempo della retorica compassata di Giorgio Almirante”, dà l’assalto alla politica cittadina. “Il potere quello vero, va condiviso. Il piccolo feudo missino non esiste più, il Movimento Sociale ha i giorni contati” e… “ Valeria, se l’operazione riesce, nel partito ci sarà posto per tutti. L’importante è smetterla di raccimolare voti solo fra quattro teppistelli e i loro avvocaticchi”. “Ci vorrà molto olio, Valeria”. E così si fece, forte di 35mila preferenze, in questo (ormai ex) feudo democristiano, la professoressa ottenne un incarico governativo, era il 1994, anno dell’avvento di Berlusconi.
Con lei, sua figlia Elena, imbronciata ed eterna insoddisfatta, “una bellezza così bianca, quasi diafana, che da vicino faceva impressione”, “corpo forgiato a modiche quantità di anoressia nervosa oltre che nei migliori fitness club” non ha dubbi, “ai banchi (dell’Università) preferisce gli spalti dello stadio. Non li scalda, la scaladano”. Sorella di Ettore, fidanzata di Arturo e amante svogliata del nostro Sorriso che per amor suo, sì per amor suo…. ci fa ‘visitare’ anche il Costa Rica, approdo di molti salentini che lì trovano rifugio ed esilio per ‘marachelle’ più o meno grandi o per trasporto naturale all’esotismo.
Il resto della scena, rocambolesca, esilarante ma mai inverosimile, è occupato da camerati più o meno integristi: Gianni Burzo servant d’Ettore, macellaio e “collante di mondi distanti”; il giornalista Calamari e il medico legale Cazzato; Lenticchia, l’americano titolare di Fondazione omonima e Rosaria Villani.
Inconsapevoli e disarmanti nella loro scioccheria troviamo Sabrina, vera fidanzata di Sorriso, Gaetano e lo spacciatore Scarpia che nasconde la cocaina nelle teste delle bambole delle ‘sacre figliole’.
Dall’altro lato, diciamo così…, il sindaco Gargiulo, democristiano poi di “sinistra” leader della lista “Idee in Comune”, imparentato con la lady missina e suo nipote Ettore, che si fa assessore e “volto nuovo” della programmazione culturale con una “folla di idee” che covava la novità nel “vecchio”, nella tradizione insomma, chiave di volta del ‘rilancio’… Cose che sappiamo!
Fili di una storia in cui è facile darsi al gioco del “chi è?”. Buona lettura!

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