giovedì 20 dicembre 2007

Asfalto teatro & Kafka


foto di scena di pippo affinito

La battaglia teatrale di Aldo Augieri
di Mauro Marino

…S’è già detto degli artefici, del rischio dell’oblio per molto “fare creativo”, in una città che preferisce la dimenticanza all’orgoglio di sentirsi densa di esperienze e capace attraverso loro di partorire bellezza. Poi, c’è il settarismo, atteggiamento e “malattia” cronica del mondo artistico, che non può produrre più qualità se non si volta alla virtù della rete, al reciproco ascolto e alla reciproca valorizzazione in un Tempo avaro di memoria.

E il Tempo, ci catapulta nell’urgenza del presente: domenica 16 dicembre, si è tenuta l’ultima replica di “Descrizione di una battaglia”, primo studio di una trilogia che Asfalto teatro dedica a Franz Kafka. C’è l’impermanenza del teatro a sollecitare la testimonianza, trovandoci di fronte ad un gruppo ed una regia meravigliosamente slegata da radici, da necessità teoretiche, da appartenenze a famiglie teatrali più o meno strutturate. Un’avventura pura, una temperie immaginativa in grado di costruire la scena in un virtuoso divenire artigiano della “lingua”: questo è buon teatro!
Un opera in nero! Sontuosa nella sua “povertà”, regale, nella capacità degli attori di esprimere un unicum poetico. In loro, la gioia dell’agire: li senti convinti della particolare riuscita dell’atto a lungo lavorato, che portano in dono al pubblico.
Artifici e macchineria della scena, i calibri del testo nei movimenti degli attori. L’aprire e chiudersi di porte, di finestre. Luci che scompaiono e… la luna. Quello alto alto e quello basso; un meraviglioso Augusto (Totò Del Popolo) in volo. E due donne, affacciate nel nero, a cui è delegata la tessitura del pensiero sociale nella descrizione di una quotidianeità bramosa di morte. “Hanno portato un morto a casa tua… lo posso vedere?” chiede una all’altra. Ed è quello che un Tg nell’ordinario dell’ogni giorno d’ognuno svolge, soddisfacendo questa golosità della fine che rende unica la nostra epoca.
A differenza degli altri allestimenti di Asfalto, la regia di Aldo Augieri - coadiuvata da Stefania De Dominicis - in questa piece trova una parola certa, la distende, in dissonanze recitative che toccano vertici opposti accarezzando il falsetto del melologo e la vertigine del impasto popolare. Non c’è più la beata confusione pop che aveva caratterizzato le ‘opere psichiatriche’ o la fantasticheria allucinata de “La caccia allo Snark”. Kafka chiama al rigore! Dice del suo lavoro Augieri: “Quello che ci premeva era riuscire a creare una pantomima fortemente legata ad un meccanismo, ad un sistema che ne dettasse le leggi. L’attore doveva essere mosso solo dal desiderio di uscire fuori dal meccanismo. Il sistema scenico - realizzato da Antonio Cazzato - dentro il quale i personaggi si muovono è una scatola nera dotata di fessure e spiragli, insenature, buchi, dentro i quali il corpo cerca una via d’uscita. Non interessa la via di fuga, ma lo sforzo per cercarla, uno sforzo sempre mosso dal desiderio. D’altro canto la fuga kafkiana è una fuga immobile dentro una stanza, un viaggio sul posto. Abbiamo cercato di liberarci da tutta una serie di rappresentazioni legate al grande autore praghese, visto sempre come uno “scrittore tenebroso”, perché non si può prescindere dalla sua sottesa ilarità: è impossibile leggerlo senza ridere, senza sghignazzare, proprio come accadeva ai suoi ascoltatori quando Kafka stesso leggeva le pagine del Processo. Un ridere imprevedibile, che viene senza battuta, senza volontà di far ridere, senza comicità. E’ il climax, l’atmosfera che ride, la scena dove ti trovi che ride. E’ nell’atto culminante della tragedia che ridi e ridi di gusto”. Cercare questo riso è stato il lavoro più arduo, dare alle parole un corpo le reggesse. Parole che sanno di sangue e di gloria, a dimostrazione che nell’ impossibile del vivere si nasconde il teatro: nello spreco di forze che lo genera. Per questo, oltre ai già citati, sentiamo di dover ringraziare: Nunzia Mita, Claudia Di Palma, Marco Virgulto, Toni Cazzato. E, Pippo Affinito, per le bellissime foto di scena.


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