giovedì 1 novembre 2007

Ri-taglio

di Gioia Perrone
da http://valvolamitralika.splinder.com


E’ da giorni che te lo dico (....).
Ho fatto sogni. Ho preso a trascrivere i sogni, ma spesso non rimane che un senso di caos, un arruffarsi e nient’altro. Se potessi fotografare anche quelli... Tu mi dici di questa malattia di scattare le foto, mi dici che scatto e scatto, ma quand’è che vivo lo scatto, quand’è che mi faccio scattare? Ho bisogno di fermare tutto. Ho bisogno di fermare, fermare. Anche Brunel si è fermato, non vuole fare nulla senza un mio accenno, senza un destino e un progetto. Ma io non tesso progetti, non sono progettuale, io butto, io spargo, al massimo, per rimediare, fermo. E Brunel mi dice tutto ma senza l’audio. Con le Malboro e il bavero alzato. (...)
con quale gelido distacco il passante alla mia destra noterà il mio corpo muoversi, sparire dietro la pupilla?
Ho ritirato i provini. Devo riconoscere ogni cosa e nessuna cosa è dove l’avevo lasciata. Tutto è nuovo, tutto è imperfetto. Ci sono i bambini che correvano sul marciapiede di fronte l’albergo. Dalla stanza si sentivano le grida i giochi. Io aspettavo alla finestra che il bambino sbucasse correndo e poi un altro, allora scattavo. Li ho fermati a mezz’aria, come grilli tutto gambe, solo i piedi, piccoli piedi, si vedono nitidi.

… Vorrei qualcosa di forte tipo uno sparo. Qualcuno dalla finestra di fronte.. nella villetta serrata da sempre, nella tramontana che porta il silenzio, che una pistola si lasciasse sfiorare, che tutti i vetri tremassero..
E’ da giorni che te lo dico.

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