mercoledì 14 novembre 2007

Intervista sulla poesia

Comporre la vita in versi è una vocazione o un esercizio che si affina nel tempo?

C’è un sentire, un desiderio di accogliere i “suoni” della vita e di tradurli in una lingua che senti possibile, vicina, utile alla necessità di esprimersi. Quel sentire è la poesia, il tempo serve a sperimentarsi, a sedimentare lo stile, la capacità di scrivere, di dire e dare parole utili, efficaci, essenziali.

Ha una musa ispiratrice o si lascia cogliere dalla quotidianità e gli aspetti più semplici della vita?

E’ la poesia stessa, la musa. La poesia è un filtro, un setaccio ed insieme una sollecitazione che ti aiuta a guardare, ad interpretare il quotidiano e la vita. L’intorno è la musa, con la sua complessità di natura e sociale, col suo graffio sempre più prepotente, col suo “negare” sempre più invasivo e ossessionante.

Quanto pensa che sia utile la poesia nella società?

La poesia è fondamentale, necessaria. Ridona senso dove il senso appare perduto. Rifonda il significato delle parole svuotate da una cultura che le consuma col suo eccesso “comunicativo”. Trovare poesia, esprimerla attraverso la scrittura, la parola, le azioni significa oggi opporsi ad una “normalità” senza indirizzo e senza essenze valoriali. La poesia è bellezza, accoglie e non dice giudizio. Sollecita, scortica, smuove, esorta, esclama, interroga, s’innamora, canta e rende vivo l’esserci.

Lei si occupa di attività culturali presso un’associazione molto viva nel territorio. Il Fondo Verri ha degli obiettivi? Come rispondono i cittadini?

Il nostro obiettivo è quello di costruire uno spazio utile alla creatività e a quei “cittadini” in cerca di scambiare “fatti espressivi”. Penso sia necessario essere attenti al bisogno degli altri. Questo è poesia “servire”, essere utili agli altri nella loro necessità di capire, di interpretare, di farsi autori.

Se dovesse presentare la figura di Verri comporrebbe brevemente dei versi per lui?

Ho composto dei versi dedicati a Verri, ho “giocato” anche a scomporre suoi versi per costruire dei brevi dialoghi teatrali, mischiandoli a quelli di altri poeti. E’ questa una pratica della poesia che mi entusiasma: traversare la poesia per ricavarne un utilità discorsiva, per illuminare e trovare indirizzo dove il buio della contemporaneità oscura, toglie il respiro, impoverisce le parole.

Perché si dovrebbe aderire ad un’associazione? Qual è l’input che coinvolgerebbe un partecipante?

E’ il “fare” il motore della partecipazione. Il fare creativo chiama l’altro perché ad esso è necessario lo scambio, l’incontro con l’altro.

Qual è il gesto più poetico che ha compiuto nella sua vita?

Far conoscere la poesia a chi pensava di non conoscerla, di non portarla in sé. A chi non la vedeva, nascosta da una ferita ritenuta insanabile.

Ha mai pensato di produrre in canzoni i suoi versi?

No, ma ritengo che la poesia sia canzone, canto volto all’altro, voce detta dal suonare delle parole.

Per amare la poesia occorre conoscenza, concentrazione o puro romanticismo?

Per amare la poesia ci vuole ascolto, capacità sempre più indebolità nel nostro tempo. Per amare la poesia è necessaria l’attenzione, l’allerta, la presenza. Una vivezza capace di scambiare il sentire. Interpretare la poesia è un atto di libertà, ogni poesia vive di libertà…

Ritiene che l’uomo riesca ancora a sognare?

La poesia non ppartiene al mondo dei sogni, ne alla fantasia. E’ un fatto tremendamente concreto e crudo (almeno dovrebbe esserlo, fuori dalla visione leziosa oppure noiosa o scolastica cui siamo abituati). La poesia è un atto, un atteggiamento, una visione che vuole svelare incanti e disincanti, che cerca verità nello scortico di chi da interprete vuole stare al Mondo.

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