lunedì 29 ottobre 2007

Un piccolo inedito del poeta di Galatone

FREQUENTAZIONI CON NICOLA LISI
di Ercole Ugo D'Andrea

Non tutti i poeti scrivono in versi.
Anzi, i poeti leggono prosa, la prosa è il grande serbatoio a cui attinge il poeta; credo proprio che sia Leopardi a rammentarcelo laddove dice che è errato mangiare solo grassi se si vuole ingrassare. Nicola Lisi, nativo di Scarperia (nel Mugello) certamente dovette leggere molta poesia, perchè comincio la sua carriera di scrittore inventando, con Piero Bargellini e con Carlo Batocchi, il cattolicissimo e strapaesano “calendario delle pratiche solari”, nonché il frontespizio dove traspariva una certa ruvidità di timbro poetico e pittorico insieme (si pensi a Soffici, a Palazzeschi o a De Pisis).
Il primo libro di Nicola Lisi si intitola L’acqua ed è in forma di dialogo.
Fu Oreste Macrì a invogliarmi, saputo che io leggevo le opere di Lisi, ad andare da questi con un registratore affinché mi raccontasse qualcosa della sua vita. Cominciarono così le mie frequentazioni con Lisi nella sua casa fiorentina in via degli Albizi. Lui mi accoglieva ogni volta sorridente, la moglie, signora Margherita, finissima nel tratto e nella parola, seduta poco distante da noi, sferruzzava e mi offriva sempre squisiti dolci e un po’ di ananas e di cedro. Lui mi leggeva in bozze la Parlata dalla finestra di casa. Mi andavo accorgendo della presenza, in lui, di uno spirito concretissimo e affabile, proprio come certi suoi personaggi, semplici ma niente affatto ingenui. Questa caratteristica salta agli occhi leggendo tutti i libri di Lisi, da La nuova Tebaide ad Amore e desolazione, da Paese dell’anima al Diario di un curato di campagnada Natalino a mangiare una fetta di tonno alla livornese. Si avviò anche tra noi una fitta corrispondenza epistolare. Dopo la morte di Nicola incontrai al premio “Il ceppo” di Pistoia la signora Margherita, le chiesi dove ora stesse e con chi e lei, quasi stupita, mi rispose con fermo candore : Nicola Lisi, nativo di Scarperia (nel Mugello) certamente dovette leggere molta poesia, perché cominciò la sua carriera di scrittore (esattamente l’opposto del curato di Georges Bernanos). La vicino al borgo Albizi si andava talvolta
“ma in borgo Albizi, coi figli, con Nicola”.

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