sabato 6 ottobre 2007

Il Salento di Stefano Cristante


Dimora


Per me abitare non è appartenere.

E' amare la mia terra

per quante vie di fuga mi regala.


Intendo le volte

- stanco della mia casa -

che mi allontano di pochi chilometri

per farmi vicino a un ulivo

per scaldarmi in una masseria

per star fuori coi cani.


Intendo le volte

che vado a spasso lungo le rive

tiro sassi contro il mare

fumo una sigaretta con la tramontana

lascio orme che l'acqua cancella in un secondo

come se le onde fossero donnole

che giocano sotto la schiuma.


Intendo le volte

che mi getto sul cibo in un osteria

come un lupo costretto a lungo al digiuno

le volte che bevo il Primitivo e avvampo

quando l'antipasto già mi ha tolto la fame

ma seguito a mangiare per puro piacere

assaporando magnifiche storie narrate

dai cibi ai miei sensi.


Intendo le volte

che arrivo alla fine di questa mia nuova terra

e i miei occhi sono obbligati a vedere

solo cielo e mare e nient'altro.


Intendo quando il sole cresce dall'acqua

come una radiosa stella del cinema

e rincasa come un antica diva fiammeggiante.


Intendo quando parole greche

entrano d'improvviso nell'autoradio

e mi prende l'idea che questa terra

appoggiata sul mare come una ninfea

viva se stessa come un'isola remota

lontana da ogni paragone

lontana da ogni altra terra

per quanto magnifica.


Abitare è amare questa terra

per quante vie di fuga mi regala.


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