sabato 11 agosto 2007

Resta il vento, unico uomo

Considerazioni sulla sposa nera
di Ilaria Seclì

[ i tre incanti della sposa nera in scena per la Poesia detta, venerdì 17 a Martignano ]

La sposa è fibra di vento, unico Uomo. Non sa, ancora. Sono suoi i decori all’altare, gli incensi, le preghiere d’amore sui muri bianchi, le nenie di cetra e arpa che intona, accovacciata ai tabernacoli muti. Vocazione d’amore e nulla, nessun recinto oscura la moltiplicazione dei fili d’erba, fiori, attesa, unguenti sacri, passi indomiti di eterna pellegrina.
Scomoda il gomito, poi, l’ortica di sosta, ripetizione di inganno, sortilegio. Rifare intera la geografia di atlante e riporla nel lembo più in ombra del pozzo: non sono le leggi di questa vita. Non ora, non qui.

Le nenie dalla caverna, (primo Incanto) dove siede il signore più scuro: lo dicevano Orfeo. Lei lì, attesa di sposa, figlia, madre, amante. Giorni e notti graffiati alla roccia. Stette, affacciati precipizi, mani ai venti, gomiti e fianchi prestati agli abissi. Confidenze di altezze. solo eco asciutta, preghiere e pudori.

Poi venne dalle primavere perdute un fruscìo di can-can (secondo Incanto) che accompagnava la visione di Casa, marciapiedi di Parigi e Vienna, il bistrot delle sere più lunghe e care, della luce che dura, respiri stretti alle mani, la Vita ai polsi, esatta coincidenza. Non più un ricordo di ciò che spegne se tende la mano.

Ferma lì, ora, immobile (terzo Incanto) si congeda, nessuna attesa più. Resta il vento, unico uomo. L’altare vuoto.

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