sabato 25 agosto 2007

I girotondi, le muse, la memoria

di Vincenzo Ampolo (poeta e psicoterapeuta)


1 – Le figlie della memoria

Secondo la mitologia greca, Mnemosine “la memoria”, figlia di Gea (la terra) e di Urano (il cielo stellante) divise per nove notti il sacro talamo con Zeus, lontano dalle altre divinità.
Passato un anno, Mnemosine partorì, sotto la vetta nevosa dell’ Olimpo, nove figliole, le Muse, intente solo a cantare e danzare nella modalità ludica del girotondo.
Di là Apollo le portò sul monte Elicona, dove, sotto la guida, indulgevano a canti e danze nel sacro bosco presso la fonte Ippocrene.
Le belle muse, avvolte nelle nuvole o coperte dalle “spesse nebbie della sera”, si spostavano, danzando e cantando, facendo la spola fra l’Elicona e l’Olimpo.
Figlie della memoria ed a volte chiamate esse stesse Mneiadi, ossia “le memorie”, le Muse fanno si che l’anima Ricordi la sua elevata condizione perduta.
L’ Esortazione psico-politica di “tener viva la Memoria” fatta dallo psicoanalista americano James Hillman qualche anno fa, potrebbe intendersi come tener viva la tensione verso l’Arte, (espressione più alta della coscienza umana secondo Marcuse) come deterrente ad un malessere interno ai singoli individui ed alle realtà sociali esistenti.

2 – Insiemeverso

La mitologia greca attribuisce ad ogni Musa un proprio nome, una propria immagine, propri sentimenti e una propria arte.
Nonostante ciò, in Grecia l’Arte era vissuta come un insieme di aspetti differenti, ma reciprocamente necessari alle attività culturali e sociali.
Iispiratrici di una voce divina le Muse, ambigue ed illuminanti al tempo stesso, danno visibilità, unità e senso a situazioni altrimenti caotiche e non rappresentabili.
L’immagine delle Muse che cantano all’unisono facendo il girotondo evidenzia questo bisogno unitario e sintetico delle attività artistiche reciprocamente indispensabili.
La separazione delle varie discipline dell’Arte ed il conseguente studio per settori separati, che abbiamo visto avere un corrispettivo, nello studio “scientifico” dell’essere umano, ha spesso negato lo spazio comune entro cui le varie arti hanno la possibilità di convivere creativamente, di comunicare e di influenzarsi vicendevolmente.

3 – L’incanto delle sirene

Il mito delle Muse si intreccia con altre storie mitologiche tra cui quelle che riguardano le Sirene.
Le Sirene, secondo alcune fonti sono esse stesse figlie di una Musa, trasformate in uccelli da Demetra, per non aver salvato la sua Persefone, loro compagna di giochi, rapita e fatta regina da Ade.
Da allora messaggere della regina dei morti, raccoglievano le anime e a lei le inviavano.
Sconfitte dalle Muse nel canto, furono da queste private delle ali a dispregio.
Mostri di incanto e di morte richiamavano i naviganti nelle loro isole dove, nei prati fioriti di ossa e di uomini era morte certa.
Se le Sirene rappresentano forme e sostanza di seduzione, fascino, incanto, droga, pietrificazione, le Muse si contrappongono ad esse nei modi del girotondo creativo.

4 – Elogio del disincanto

Ripensando a queste immagini e giocando con le analogie che l’attualità ci propone, pongo a voi alcune domande.
In che modo le Arti possono tener viva la Memoria ?
La Coscienza collettiva, il sentimento comunitario e la passione civile possono avvantaggiarsi del contributo della Memoria ?
Si può ipotizzare uno “ spazio comune”, una pratica ed una lettura interdisciplinare del fare artistico?
Quanto del fare creativo rientra nella ricerca e nella pratica scientifica ?
Quanto potere ha in noi e nella società in cui viviamo l’Arte e la Creatività ?
Che valore ha, ai nostri giorni, la richiesta della Creatività al Potere ?
E’ possibile contrastare le “Sirene medianiche” attraverso una “disincantata” pratica creativa ed artistica ?

Aspetto le vostre risposte.

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