sabato 14 luglio 2007

Al confine delle sue foglie

Che volete,
che volete ancora
da questa terra.

Vi paga
il canto del gallo
bimestre per bimestre,
paga il sole
come se fosse argento,
paga l’erba l’origano
vi paga anche la luna nuova.
Che volete di più.
ditelo e lo farà, ma lasciatela,
lasciatela in pace.

E’ così stanca
di sentirsi ripetere
il pane l’albero
il barile dell’abbondanza,
e di aspettare,
di aspettare, aspettare…
Prendetevi
l’ultima uva
ma non tormentatela
col patto degli acquedotti.

Prendetevi
anche la madia
il setaccio
ma rispettatela almeno
nell’estrema unzione
dei suoi uliveti.
Ha veduto i suoi figli
morire di dissenteria,
partire da emigranti,
andare ammanettati.

Ha veduto contare
dal regio scrivano
tutte le sue pecore
una per una.
Ha veduto posare
casse di munizioni
nei campi di granturco
e bruciare le masserie le case.

Adesso
lasciatela,
lasciatela sola
al confine delle sue foglie.
Quanti anni di sole
ci sono voluti per capire
tanta oscurità,
tanto disordine di frane
e di vicoli,
e poi l’ordine,
l’ordine dei carabinieri.

Lasciatela. Un’amicizia
in tanti anni,
un affetto sincero
non l’ha mai avuto.
Mai nessuno
che un giorno al balcone
le abbia parlato
di un vestito
di un bel paio di scarpe,
le abbia spiegato
in confidenza
come si prepara una tavola,
qui il coltello,
qua il cucchiaio, la forchetta.
Lasciatela.
Con una brocca
o un bicchere di cristallo
berrà sempre
al pozzo del suo dolore.

Anche voi
così lontani
ma del suo stesso sangue
della sua stessa razza accanita,
smettetela con le nostalgie,
non mortificatela
con quel dollaro spaccone
in una busta,
con quel pacco di vestiti usati.
Le basta lo scialle nero
che vi coprì bambini.

Che volete,
voi, voi tutti,
che volete di più.
Ditelo, vi ha sempre detto sì,
non sapeva firmare
e vi ha messo i segni di croce
che tutti volevate.

Prendetevi
allegria e gioventù
e seppellitele in una miniera.
E’ carne, vita sua
ma forte,
cresciuta con latte e disgrazie.
Prendetevi anche il cielo
questo azzurro così antico così raro
portatevelo via.

Lasciatela
al cantuccio
della sua lucerna,
sola,
col ricordo
del nipote minatore,
Non venite a bussare
con cinque annidi pesante menzogna.

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