domenica 3 giugno 2007

Di questa città conosco a memoria le caviglie...

Gioia Perrone

Il pedometro rileva cinquantun passi obliqui
dopo l’edicola attraverso la porta della città
per un cornetto ripieno, dal posto dove mi trovo.
Si vede la stessa roba sempre,
gli stessi omini-vai e vieni
tutti come niente a fare finta che niente succede
da sempre.
Di questa città conosco a memoria le caviglie,
le guglie pigolanti di avvocate,
i passerotti,
i lavori pedonali e i lavori del filobus.
Prenderemo anche i filobus.
Passeremo senza traccia anche da dentro al filobus,
da palo a palo davanti alle piccole rom ai fiorai, ai colorifici,
alle telecomunicazioni
alle sale da tè hi-teck , ai bambini hard-coreai
cani scalzi, alle mamme in blue jeans.
Dimenticheremo il discorso da dire a quello del giornale
puliremo le scale piano piano, piano a piano
lungo le tempie molli esposte ai finestrini,
noi fortunati di una mattina, avremo visione chiara
dei fantasmi sentiremo frusciare le vesti sui polpacci,
e gelati colare sui polsi delle fate natanti.
Nuoteremo, sapremo farci fiato
vedere la riva all’attraversamento,
dimenticheremo il discorso, le bugie da dire, il sorriso da comunione
avremo da scartare un attimo buono nel lilla del letto
mentre l’altro dorme e noi l’osserviamo dormire
per i cali di pressione.
Per i cali in genere.
Un bugigattolo di imbrogli solari, disposti in pellicole da ritirare.

So i parcheggi abusivi, Santacroce schizofrenica,
i caffè sodomiti di fine sabato straziato,
gli accenti tarantini
i tuoi occhi spenti e poi accesi
e poi accesi per le mie nocche di falena.
Le cosce magre magre di notte.
Le ingiurie di questa città uguale a questa città disuguale
nell’amore che porta ai passi, ai sassi-doni del bianco e di alcuni
stracci di stanze che sono a mia disperazione,
di alcune strade doppio malto
che intasano fegato e affini
di storie di confini senza coraggio d’essere chiare
come le prime vere estati
inverni chiusi dentro il mare.

Le piccate ragazze di corso Vittorio Emanuele,
come sono uguali ai palinsesti del prime-time.

[nella foto: Skenè Teatro Danza]

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