martedì 5 giugno 2007

Queste cose brevi che fanno un malessere

Carla Saracino

da “ I milioni di luoghi “
2007Lieto Colle

Com’è vero alla fine delle stagioni

Il timore umiliante della brevità


La solitudine che prende l’odore

Di due mani fatte nel buio

Al limite dell’oblungo vetro di pioggia


Sull’adiacenza dei vetri è l’acqua

L’umano

*

- Il neon dei vagoni e la notte diaccia sul vetro

Anche se luci fuori ancora raggiano… -

Lo strano moto moro del motore

L’inconsistenza della potenza

Quando è l’ultima la volta che siedi

A stimare fuori le temperature

Le inabilità delle coincidenze…


Ripensi a quello che ne è venuto fuori

A quanti sarebbero i passi, i metri, le oscillazioni


Il passaggio delle vite che non vivemmo

I milioni di luoghi, i ghiaccioli dell’ora pomeridiana

Ma inavvertitamente nelle camere d’aria

Improvviso come un insoluto sollevamento


Il clima porta un’idea, la soluzione

L’erba alta e un’impressione poco chiara

Di massima ambizione


Come sono le cose, come fanno a scomparire?

*

L’insegna del motel è verde

L’intermittenza ha un odore di stanze non

Completamente riempite

E dei banconi su cui versano aromi caldi

Etichette dei primi secoli

Fuori la stagione decresce

Meglio in questo rissoso embrione di arredamento

Da mercato, da precipizio di feste e nostalgia di

turismo


Tutto ha l’aria del trasporto invisibile e ritmico

Fuma una particella dal ruscello del tabacco

E sembra che questo sia irripetibile

*
Così facevamo le scale

Quell’applicazione di panno rosso polveroso

L’idea della festa nelle salviette di limone

La sonnolenza dell’umano quando passa

Nella discrezione formale

Ogni porta semi aperta è un esordio o un amore

*
Strana la vicinanza con la terra

L’elemento animale vigile e diffidente

L’intatta crescita e la povera morte insieme

Sulla linea dell’inverno e alla prima necessità.


L’esterno, i viali di sera, i finestrini a metà

Queste cose brevi che fanno un malessere

- anche lontanamente lungo, nel letto, da soli –

O la percezione mentale di un’alta coincidenza

L’unione segreta per cui le cose nascono finite

E trasmigrano in parole basse o anche bellissime

L’aria che è dentro le case usurate, un odore

Che fa l’odore del mondo fuori o ricostruisce

I volti repressi dall’ insufficienza delle cause

Il domani inibito dal primo albore fra le cieche

Sonde artigianali delle porte

L’assenza sì di ogni tragicità colpevole,

Ma insieme la memoria residua, la coda a due punte

Di un sovrano inizio.

*

L'invecchiamento difforme delle cose

Su cui lasciano un distintivo gli uomini

Vinto e delebile…

L'impressione della durata e poi

L'immersione in uno stato nuovo

Ancora la fatica infinita della cognizione

Lo sforzo non si conclude con l'umano

Reagisce nella finzione di una formula

La risalita è silenziosamente opaca

Ma già in qualche luogo

Compiuta.



Carla Saracino,
Maruggio ( Ta ); si è laureata in lettere moderne a Lecce.

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