venerdì 1 giugno 2007

Caracollare nello spazio! Mai fermi!

Carlo Michele Schirinzi

di Mauro Marino

"Essere sculture viventi è la nostra linfa, il nostro destino,

la nostra avventura, il nostro disastro, nostra vita e nostra luce"

Gilbert & George

La prima volta Carlo Michele Schirinzi era ospite di Edoardo Winspeare, a Roma, per il Festival Internazionale di Cortometraggi e Nuove Immagini. In quella occasione mostrava fuori concorso “il Nido”, un enigmatico corto scritto per la collezione di “A Levante” esperienza di scrittura corale che per un breve periodo ha fatto da palestra e vivaio al cinema salentino.
Questa volta è diverso: “Videoverture ad otto”, film-documentario firmato dal film-maker di Acquarica del Capo è stato selezionato - tra 1.763 film iscritti - per partecipare alla 15ª Edizione di Arcipelago, nella sezione Extra Large, concorso nazionale documentari che si terrà a presso la Multisala Intrastevere dal 15 - 21 Giugno 2007 a Roma.
Il Salento cova talenti. E’ nella sua cifra! Semenza del territorio è una creatività che come per il vegetale cresce nell’impervio della pietra e del secco, dando frutti e meraviglie di fiori. E come per l’innalzarsi della pietra nell’angolatura essenziale dei menhir e nello scavo eccentrico del barocco, lo sguardo creatore produce segni e vertigini di senso. Schirinzi di questo e in questo nutre la sua visione. Abbiamo visto per ultimo il suo indagare Chisciotte, trasfigurare la Lecce barocca e le tessere del mosaico di Pantaleone da Otranto.
La sua performance è regalmente artigiana, metabolizza tecniche e scritture per un agire mai separato che interamente coinvolge l’autore. Schirinzi, infatti, oltre ad essere attento regista dei suoi lavori ne è spesso l’interprete. Un lavoro sul corpo che lo avvicina alle icone classiche dell’arte contemporanea. Artisti che con il corpo scrivono, ma qui non c’è la crudeltà di Gina Pane o di Joseph Beyus. C’è ironia, leggerezza, uno “sfottò” più vicino alle fantasie pop di Gilbert & George.
C’è la pittura in origine. Campiture pitto-fotografiche che ritraggono il nostro in pose grottesche, in “ginnastiche” dell’animo manifestate in atti paradossali e disarmanti. La mimica facciale, le posture, gli oggetti ci rendono sgomenti e pure ci fanno sorridenti. Intrigano lo sguardo in interrogazioni che attraverso l’ironia e il sarcasmo svelano scritture fortemente aderenti ai paradossi contemporanei. Una consapevolezza disarmata e disarmante di grande efficacia.
Poi il digitale ed una ricerca che espande le possibilità drammaturgiche in una cura precisa e attenta della composizione immaginale che salva lo sguardo dal degrado, dispensando una visione, pregnante, radicata, feconda, in grado di resistere all'inflazione di “idoli” e simulacri che l'oscenità del visibile oggi celebra quotidianamente. “Videoverture ad otto”, è in questa pasta che levita la sua particolarità, costruendo una visione densa, caracollante nello spazio, mai ferma.
“Videoverture ad otto” è un documentario dedicato a Castel del Monte, sin inserisce in una collana di video documenti d’artista relativa alle tre tappe della mostra “Intramoenia Extrart – Castelli di Puglia”, curate da Achille Bonito Oliva. Il lavoro di Schirinzi scandisce due momenti: la preparazione della mostra e l’illustrazione delle opere, quest’ultima sezione costruita con cadenze modulari ispirate alla matematica che regola i rapporti architettonici del castello, con scene montate in sincrono sul reticolato dell’ingranaggio sonoro. L’elemento acquatico è onnipresente in “quest'enorme acquario/relitto naufragato in chissà quali abissi ottagonali dell’infinito federiciano”. Da poco ha terminato “lapisardens (mistura per nastro dauno)”, legato ai Castelli dauni (Castello di Manfredonia, Castello di Monte Sant’Angelo, Fortezza di Lucera).

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