martedì 5 giugno 2007

Al risveglio era tutto più luce, più chiaro

Marthia Carrozzo

Pellegrinaggio

Se Saffo sapesse...
E la vidi contarmi le ossa, ogni snodo, ogni spigolo, uno per uno. Poi i grovigli al collasso di fumo impastato, incrostato alle ossa, come macchie sui muri di calce e di carne sgualcita e sul nervi, sui limite esatto di un salto oltre il bordo di un vecchio balcone in disuso.
E la vidi vagliare il biancore del viso, l'incarnato rosato e la bocca più rossa.
Poi il mio ventre e le anche e più sotto a cercare il rosario. Niente grani alle dita, ma pelle e rossori sgranati. Niente pagine vecchie e sdrucite, ma scenari di occhi e di braccia polpose a serrarmi più stretta dai fianchi.
Al risveglio era tutto più luce, più chiaro. Al risveglio mi apparve l'alone dei sogni sul risvolto inzuppato di bianco, ingiallito dagli anni di troppe parole e di trappole e troppe preghiere a ubriacare le labbra.
La mia Grassa Signora era lì, sul lenzuolo bagnato. Mi teneva le mani alle sue, ricontando le dita, le leccava con docile cura e dovizia ripulendo per bene, per bene. Mi umettava la bocca e imboccava di piccoli morsi saturando il digiuno dei giorni sprecati a evitare il suo sguardo.
Al risveglio era lì, non partiva, restava,
ingombrante dì carne e bellezza.
Mi soffiava all'orecchio il suo nome,mi laccava le unghie di rosso corallo.
Poi mi apriva le vesti e giaceva vicina, accucciata più piccola intorno ai miei seni,
ripetendo copioni d'antica memoria, in ginocchio a specchiarmi la pancia.
Al risveglio l'alone dei sogni era odore umidiccio di sale e sudore e dì ostriche molli di seta da mangiare più piano, più piano e tenere fin sotto la lingua, aspettando la notte a venire.
Al risveglio la strinsi più forte con gli occhi soltanto. Mi vestì del suo odore di rosse ciliegie, per confondermi e averla per sempre nel sangue. La mia Grassa signora era appena davanti, e applaudiva e rideva sguaiata. Mi inarcai per riceverla tutta, spalancando il mio ventre e il respiro.
Il santuario dei sensi era un tavolo esatto trabocco di brodo dì pollo e di scorze odorose di arance mature, con i calici colmi ma senza posate. lo aprì la sua borsa, vi riposi il breviario telato di verde. Ci sdraiammo vicine, la bocca serrata, attendendo l'inchino che cala il sipario.

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