mercoledì 9 maggio 2007

Vi racconto il Salento (4)

Torno un po’ indietro per raccontare…

Una mattina di inizio Luglio 2004 mi chiama Sergio Blasi, sindaco di Melpignano, capitale della musica nella Grecìa Salentina e mi chiede di concertare per l’edizione della Notte della Taranta un laboratorio della Parola che sarebbe poi stato affidato a Giovanni Lindo Ferretti. Lindo, il cantore di tanti giorni di rabbia, sarebbe sato con noi 15 giorni… e allora: al lavoro con le convocazioni! Tutti emozionati, tutti felici per il "condottiero" che ci avrebbe guidato…
Sarebbe stata la novità dell’edizione 2004 della Notte della Taranta la "dedica" alla parola e alla poesia. Uno spazio che per 15 giorni, tra la biblioteca di Calimera e il Convento degli Agostiniani di Melpignano, è stato aperto ad un nutrito gruppo di giovani poeti e alla memoria dei poeti della tradizione novecentesca della poesia salentina - Vittorio Bodini, Salvatore Toma, Antonio Verri, Ercole Ugo D’Andrea, Rina Durante, Antonio Errico, Cesare De Santis - letti nei caldi pomeriggi del seminario, con i loro versi hanno alimentato la partitura poi letta in due diversi momenti nella Notte più affollata dell’agosto salentino. Sembrava che la musica - e tutto il clamore intorno ad essa - si fosse ricordata che per sostanziare un canto, per dare senso e significato ad una melodia era necessaria la parola, la parola poetica.

Ma c’è ancora un popolo che canta? C’è ancora la necessità di alleviare le tensioni, le sofferenze, le ire? Di celebrare, di invocare, di far festa inventando parole, versi, sonetti, rime?

Non sarebbe giusto sostanziare la bellezza d’un ritmo, d’un suono con contenuti a noi vicini e dimostrare che tradizione non è solo memoria e triste passato ma valore ritmico e melodico capace di coniugazioni e contaminazioni, capace di incontro e di parole nuove.

La novità della settima edizione era in queste domande poste a circa 30 giovani poeti dal maestro sconcertatore Giovanni Lindo Ferretti, affezionato frequentatore di Melpignano dal tempo dei CCCP, che della Notte della Taranta diviene musa ispiratrice di cambiamento, suscitando tradimenti testuali, nuovi versi in bandi, canti ed esortazioni portate per strada, traversando l’enorme folla/popolo raccolta intorno al Convento degli Agostiniani, luogo mitico di cultura, scriptorium di monaci dediti alla scrittura e alla conoscenza, altro fondamentale tassello di una storia salentina che non è solo pizzica e barocco
Queste domande ritengo siano fondamentali ad aprire permanentemente all’interno della nuova forma-fondazione che La Notte della Taranta si vuol dare, uno spazio di attenzione e di lavoro intorno alla parola scritta, detta e cantata, per confermare una sintonia col tempo e con la contemporaneità.
Il valore di crescita e lo sforzo rivolto alla scena musicale, con l’opportunità data ai musicisti di maturare insieme in un esperienza significativa, aperta al contributo di bravi maestri (questa volta concertatori), deve essere allargata a quelle vocazioni autoriali ( scrittori, poeti ma anche film-makers) in grado di sostanziare l’evento Notte in un laboratorio permanente di arte e di cultura.
Questa la scommessa che necessariamente deve esser vinta per dare funzione culturale ad ogni agire creativo che con il territorio vuole interloquire.

(M.M.)

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