venerdì 25 maggio 2007

Sei aurora o sei fame?

RISALITA (o del sorriso di Euridice)
di Marthia Carrozzo


IL CERVELLO si PERDE la PELLE. IL CERVELLO SI PERDE, si SVESTE DI TUTTA LA PELLE.
Ti rivedo oltre il vetro, davanti. Ti conosco? È probabile,certo. Ma anche INUTILE, tanto, non trovi?
La memoria non c’è. NON S’IMPARA. SOLO un GIOCO a TORNARE E DI NUOVO e DI NUOVO a tornare e DACCAPO.
RICOMINCIAMI AMORE, DAI PRIMI RIMORSI. Dagli strappi, dai morsi. STRATTONAMI al PRIMA. RICOMINCIA LA CONTA di ossa e di sangue, E DI TERRA da sotto le unghie, in più piccoli piccoli GRUMI.
Sono uscita col vento contrario, stanotte e restata negli angoli stretti di striduli odori di urina e di graffi rappresi di pelo. Sono stata con gli occhi, svuotata. TUTTA D’OCCHI, SVUOTATA, stanotte. Col vestito più bello ad attendere il fischio stridente dell’ultimo treno in arrivo. Sono stata, così, tutta larga e convessa. Senza mani, né d' altro frugare. Ho picchiato, ho bussato, ma senza le mani. Troppo larga la pelle, i suoi pori. Ho picchiato alle porte serrate di troppo pensare.
CHE NON DURA, mi dico. DI CERTO, NON DURA.
Ho tirato di fuori una vecchia coperta, e stampelle di pelle fittizia. Ticchettio arrugginito che fungesse da cuore. CHE METALLICO E FREDDO facesse da cuore da sotto, a SEGNARE la linea sottile che si tira a orizzonte la vita.
CHE STA FERMA, lei, dolce e SLABBRATA DI BAVA Che è distesa in un grumo accucciato di pelo e cartone. FERMA ferma su un fianco a rifare nitore, a spartire tra umori e placente minute.
E LECCARE, LECCARE SOLTANTO.
RICOMINCIAMI AMORE, dai primi vagiti. MECCANISMO INCEPPATO, PURISSIMO E CHIODO SBILENCO. Ti ritrovo contando i miei anni, e cantando cantando, da prima, in capricci di camere asettiche tinte di bianco; Ti dipingo la faccia e le dita sottili. Le più lunghe che il corpo ricordi. Ti sottraggo all’ALBUME DEGLI OCCHI che insolente ti appanna il cercare, ed ingordo si ingoia il rigore imperfetto dei giorni, tutto il PESO IMPERFETTO DEL MONDO CHE SCORTICO E SQUAMO, che trattengo tra i denti e riconto le ore come i grani spaiati di un vecchio rosario. CHE NON DURA, mi dico. DI CERTO, NON DURA.
TU, RICUCIMI, AMORE E RIMPASTA di nuovo, i miei passi di pioggia sugli occhi; tu rattoppami gli occhi, per bene e ricuci la pelle, la pancia, le braccia, le papille di un certo vedere tutto quanto lasciato alla bocca; tu rattoppa la sete di occhi che cerco e che perdo, la mia fame di morsi voraci, oltre l’orlo degli ATOMI SFATTI ed in conta perenne. RICOMINCIAMI, SBRANAMI, senza contarmi, di ossicine e capelli e brandelli di pelle sbrinata, di bocconi di carne salata d’intorno dagli occhi.
RICOMINCIAMI, mangiami solo con gli occhi, e davvero davvero ritorna. Tu ritorna a trovarmi ogni sera, e rimani, rimani in silenzio a vagliare il respiro che sciolgo e di nuovo ti mostro oltre il vetro di giochi avariati.
NON HAI FIORI PER ME?, NON LI IMPARI, da sempre, da prima.
Solo il suono sguaiato del doppler che teme il tuo arrivo.
Mi conosci? È probabile, certo. Anche un poco RIDICOLO, adesso, non trovi?
NON HAI FIORI PER ME?, NON LI IMPARI, da sempre, da prima.
Solo il suono sguaiato del doppler che prega il tuo arrivo.
Quando tutto fini, c'era solo silenzio
a gocciare
e gocciare
più lento
MICIDIALE
d'incanto,
di senza parole
e dottori dai calici bianchi inodori, chiusi in sacchi di cellophane netti a stordire l'amaro residuo dell'acqua di sale, mi servivano avanzi di braccia stremate, echi intatti di terra, dal fondo del tempo, DA
PRIMA.
SEI AURORA o SEI FAME?, mi chiedo, ed intanto la testa mi gira più forte, i miei polsi non reggono antiche preghiere e la spina dorsale mi cade in ginocchio davanti.
SEI AURORA o SEI FAME?, mi chiedo, ed intanto non basti neppure a bagnarmi le labbra.
SEI DAVANTI o soltanto TRASCORSO?
CHE IL CERVELLO SI PERDE LA PELLE, la muta. E si sgretola in pianto e singhiozza più forte. Che vanesio si specchia ogni graffio negli occhi soltanto e si guarda avvizzire già stanco ed inetto in vertigini marce e bellissime in piedi su un filo.
CHE NON DURA, mi dice. DI CERTO, NON DURA.
CHE IL CERVELLO SI PERDE LA PELLE, la sveste.Fatto pelle che nuda si mostra.
E si sguscia dagli ultimi attriti sciogliendo, sciogliendo e stracciando l’involucro unto e impastato di squame e rigetta le lische sdentate dei giorni d’avanzo, consumati dall’aria che corre e che sbatte al contrario.
CHE IL CERVELLO SI PERDE LA PELLE, la scioglie, fatto cavo dal troppo cercare. Che si smargina in sonno abusato e di nuovo si lecca le costole sfatte di viaggio, LA FERITA CHE STRIDE INCERATA.
POI si
ELENCA
si CONTA
DI GHIACCIO
E
DI SECCO.
Si RICONTA
DI NUOVO
RITORNA
E SI MESCOLA IN PIEGHE DI PELLE E LAMIERE RITORTE DI TRENI MANCATI
FINEMENTE MANDATI AL DERAGLIO.
CHE IL CERVELLO, lui solo, SI PERDE LA PELLE e si spiuma si spiuma di tutto.
SOLAMENTE L'ODORE NON CAMBIA. RIMANE. CHE L'ODORE DEI BACI non cambia, non cambia. Come tonfo degli occhi caduti, mi pare, ma ovattato, da prima, a misura.
SEI AURORA o SEI FAME?, mi chiedo, ed intanto la testa mi gira più forte, i miei polsi non reggono antiche preghiere e la spina dorsale mi cade in ginocchio davanti.
SEI AURORA o SEI FAME?, mi chiedo, ed intanto non basti neppure a sbucciarmi le labbra.
SEI DAVANTI o soltanto TRASCORSO?
Ma non reggo, perdonami, AMORE. RICOMINCIAMI ancora, ma ALTROVE. SENZA SGUARDO CHE POSSA SCIUPARTI. Ricominciami, SENTIMI, SOLO DAVANTI. RIDISEGNAMI senza voltarti.
Che non reggo, perdonami, AMORE. RICOMINCIAMI IL SENSO DEL SANGUE, SENZA SGUARDO CHE POSSA INVECCHIARTI.
CHIUDI GLI OCCHI E IL CERVELLO IMBUSTATO nella TREGUA DEL SONNO CHE SVELA E RISANA. RICOMINCIATI pure, ma senza i miei occhi. Tu ricuciti, SENZA VOLTARTI.
CHE IL CERVELLO, lui solo, SI PERDE LA PELLE e si svecchia si svecchia di tutto.
SOLAMENTE L'ODORE NON CAMBIA. RIMANE. CHE L'ODORE DEI BACI non cambia, SOLTANTO si SCIOGLIE. Come tonfo degli occhi caduti, mi pare, ma svuotato, da prima, a misura.
Se non reggo, ti prego, perdonami, AMORE. RICOMINCIAMI ancora, ma ALTROVE. SENZA SGUARDO CHE POSSA VIOLARTI. Ricominciami, SENTIMI, SEMPRE DAVANTI. RIDISEGNAMI senza voltarti.
Che non reggo, perdonami, AMORE. RICOMINCIAMI IL GUSTO DEL SANGUE, SENZA SGUARDO CHE POSSA AMMALARTI.
CHIUDI GLI OCCHI E IL CERVELLO INCANTATO nella TREGUA DEL SONNO CHE SVELA E RISANA. RICOMINCIATI PURE, ma senza i miei occhi. Tu ricuciti, SENZA VOLTARTI.
SOLAMENTE L’ODORE NON CAMBIA, RIMANE. CHE L'ODORE DEI BACI non cambia,
soltanto Si SCIOGLIE.
TU CONSERVAMI, LASCIAMI
INTATTA ED INERTE,
PURA LUCE, SIPARIO, SILENZIO.

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