venerdì 11 maggio 2007

C’è qualcosa nelle parole che non ci perdona mai


Parole per l’infinito presente
di Giuseppe Semeraro

da La cantica del lupo, 2004 Besa - Poet/bar

Abito in questa pelle d’uomo straniero
abito con i miei settantatre chili di polvere escluso gli abiti
abito nella mia solitudine familiare
abito nell’ansia con una certa abitudine
abito questo lamento non molto moderno
abito a poche ore di cammino
abito fuori dalla portata delle favole
lontano da un lieto fine
abito nell’abbandono più totale
lontano dagli ultimi ormeggi
abito con le mie purtroppo troppo umane passioni
non lontano dalla notte che non smette di avvicinarsi
se c’è qualcosa che mi spinge fuori a uscire
è una vocazione senza governo
esco di casa per vocazione al tema dell’incoscienza
esco di casa per dedizione all’inquietudine
esco di casa con la pettinatura migliore
esco incontro al destino con l’abito più chiaro
esco di casa senz’ombra sulle spalle
esco di casa senza moderazione
esco di casa per un moderato cantabile
che non smette d’invocare l’infinito
esco di casa coi fulmini in testa
a cavallo di nuvole selvagge
esco solamente per perdermi al centro di me stesso
esco di casa senza accorgimenti adatti a questo lamento
esco di casa senza chiedere alla mia pena di farsi bella
esco di casa senza guarire la mia grammatica delle ferite
esco di casa senza informarmi dell’andamento della terra promessa
non mi rassegno a questa infelicità senza portafoglio
mi difendo e prego con un rosario da funambolo
do retta ai lupi che cantano e non cadono nelle parole
ho un lamento che continua il suo allenamento
non inciampo in nessun romanticismo
non sono il contabile di nessun genere
ho un lamento che rischia di farmi muto
rischio di retrocedere in un inferno più crudele
che questa lenta passione in valzer
rischio di perdermi l’ultima chiamata alle armi
rischio di perdermi la rivoluzione
rischio di perdermi così facilmente
che è meglio concedere ad altri questa pena
rischio di non vedere più la bellezza di una cantica che zoppica
mi tocco il cuore in punta di piedi
rischio di restare senza esercizi né preghiere
rischio di soffocare e di non vederci chiaro
in questo piccolo esilio che mi sono organizzato purtroppo troppo bene
la mia guerra l’ho gia dichiarata senza prediche né benedizioni
quel che desideravo dire è uscito dalla finestra
lascio fare al vento la sua parte di tristezza
lascio consegnare al vento il mio comizio urgente
lascio consumare dal vento questa immobilità da spaventapasseri
lascio che sia il vento a invitare i lupi al mio matrimonio
cerco parole che non facciano troppe domande alla mia cantica da lupo
cerco parole che si lascino predire
cerco parole che si lascino fare di tutto
cerco parole da buttare nel cielo
cerco parole per distrarre i distratti
cerco parole che si lascino abitare
cerco parole che facciano tremare la mia parte più debole
cerco parole senza museruola
cerco parole mai passate da queste parti
cerco parole sempre per l’infinito presente
cerco un rifugio nel rompersi della sera
un’aratura capace di piegarmi le mani
ho solo un pianto nella bocca
come un buco nella terra
una bestia che ha scavato la tana nel mio cuore
nessuna parola mi scalda le ore
nessuna parola mi perdona
nessuna parola canta da sola
nessuna parola abbocca all’amo
nessuna parola si butta dalla finestra
posso solo fermare le lacrime vicino al mistero delle cose
posso tremare senza tenermi a nessun ramo
non so quale geometria riesce a tenermi dentro
non so qual è la scienza del disincanto
non so qual è il destino che ci consegna a noi stessi
qual è l’amore che ci salva dalle leggi dell’amore
qual è la canzone che fa le parole semplici come un respiro
non so chi ha inventato questa solitudine
né questo giorno di rincorse inutili
non so chi ha inventato questa adolescenza che dispera
ho delle briciole indicibili intorno a questa vita che mi tocca
non chiedo a Dio nessun avamposto e nessuna stampella d’avanguardia
la nostra solitudine è come un ombra che mai toccheremo
c’è qualcosa nella durata che non ci tiene mai quieti
c è qualcosa negli occhi che parla bene di Dio
c’è qualcosa nelle parole che non ci perdona mai
c’è qualcosa nel cuore che non potremo mai educare
c’è qualcosa nella solitudine che stranamente non ci lascia mai soli
del cielo salverei la distanza che fa esistere il volo
dell’amore salverei l’infinito presente
del mio corpo salverei il tremore chiuso nella carne
salverei questi centimetri umani cuciti addosso
centimetri che mi fanno rondine o falchetto
corpo che mi fa corsa nel grano di giugno
corpo di pantaloni infilati dal vento
corpo d’infinita voglia di maggio
corpo di moltitudini invisibili

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